Una sarda nel team che verifica i danni del sisma messicano

Anna Marcìa lavora in uno studio di ingegneri a Mexico City.  La nuorese: «Sorpresi dentro l’ufficio, ho pensato di morire»

CITTÀ DEL MESSICO. A Città del Messico lavora un’ingegnera di Nuoro che ha 32 anni, come quelli che sono trascorsi dal terremoto che nel 1985 sconvolse la capitale mietendo oltre 10mila vittime. Si chiama Anna Marcìa e fino a pochi giorni fa trascorreva le giornate a calcolare strutture davanti a uno dei tanti computer della Colinas de buen, uno degli studi di ingegneria più rinomati del centro America. Lo stesso posto dove si trovava alle 13 del 19 settembre, quando un nuovo sisma di magnitudo 7.1 ha scosso la metropoli e fatto oscillare paurosamente il suo ufficio. Da quel giorno, l’ingegnera ha indossato il caschetto per andare sul campo insieme al suo team a valutare l’agibilità delle strutture danneggiate.

Le origini. Dopo la laurea e la specializzazione in strutture all’università di Cagliari, l’ingegnera sarda è partita alla volta di Madrid, in Spagna, con in tasca un biglietto Erasmus. Al rientro, circa tre anni fa, è arrivata la prima esperienza in Messico. Poi il ritorno nell’isola e, nel febbraio del 2016, la ripartenza. «A un certo punto mi sono ritrovata a Nuoro senza lavoro – spiega – e non vedevo alcun possibilità di fare quello che amo e mi affascina. Quindi sono ripartita per il Messico e dopo qualche settimana di attesa sono stata assunta nello studio di ingegneri della Colinas de buen».

Le avvisaglie. La prima scossa importante (magnitudo 8.1) si è verificata il 7 settembre, quando la terra ha tremato nello stato del Chiapas, a mille chilometri da Città del Messico. «L’abbiamo sentito anche qui – riprende l’ingegnera – e siamo usciti dalle case per andare in strada. Nella capitale non ci sono stati danni ma ricordo che il cielo era terrificante, c’era come una tormenta elettrica che illuminava la notte».

La simulazione. In Messico il 19 settembre è il giorno del ricordo e della prevenzione. Ogni anno, infatti, memori del sisma devastante di 32 anni fa, i messicani commemorano i morti e svolgono una simulazione di terremoto. «È cominciata intorno alle 11 – spiega ancora l’ingegnera nuorese –. Siamo usciti dall’ufficio e abbiamo svolto le solite operazioni e ci siamo rimessi al lavoro. Sembrava tutto tranquillo».

Magnitudo 7.1. Dopo due ore, intorno alle 13, sotto Città del Messico si è propagato il sisma vero. «Mi trovavo alla scrivania insieme a una collega – racconta ancora Anna Marcìa – e all’improvviso la sedia ha cominciato a muoversi da sola. Non abbiamo avuto nemmeno il tempo di pensare, che il pavimento ha cominciato a oscillare. Non so quanto sia durata la scossa, per me un’eternità. Ho pensato di morire e al lutto che avrebbe vissuto la mia famiglia per essermi trasferita in un paese a rischio sismico». Nello studio di ingegneria, rinforzato con tutti gli accorgimenti antisismici, sono volati monitor, scrivanie e schedari, ma la struttura ha tenuto alla perfezione. «Era come se un gigante avesse preso l’edificio tra le mani e lo avesse scosso con violenza – spiega l’ingegnera –. Non abbiamo avuto il tempo di uscire dall’edificio anche perché l’allarme sismico è partito praticamente in contemporanea perché l’epicentro era molto vicino». Appena la terra ha smesso di tremare, Anna Marcìa ha seguito il piano di evacuazione e insieme ai suoi colleghi è andata al punto di raccolta, previsto in una piazza: «A quel punto ho pensato che probabilmente la notizia sarebbe arrivata subito in Italia, e appena ho potuto ho inviato un messaggio a mia madre: “Se senti qualcosa in tv c’è stato il terremoto, non preoccuparti io sto bene”. Ma non sono riuscita a parlarci perché le linee sono cadute subito».

Lavoro sul campo. Per quasi un anno, Anna Marcìa si è occupata di ponti e strade sopraelevate. Ma anche di calcolo strutturale, progettazione e disegno di edifici. Da qualche giorno, invece, il suo lavoro è cambiato: col suo team revisiona le strutture danneggiate dal terremoto. «Abbiamo visto cose assurde – sottolinea l’ingenera – molte strutture

devastate a cominciare dagli edifici comuni fino agli appartamenti di personaggi molto famosi. Gli edifici compromessi sono circa un centinaio e molti purtroppo sono anche pericolanti. Questi andranno sicuramente demoliti e ricostruiti, ma c’è una buona parte che si potrà recuperare».

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