Bosa, il primo grifone vola libero: via al ripopolamento

Il rapace in difficoltà è stato curato e rilasciato. In arrivo 40 esemplari spagnoli

BOSA. Quando lo hanno liberato ha subito ripreso confidenza con il cielo sopra gli altopiani centrali dell’Isola, sfruttando le correnti ascensionali e la sua ampia apertura alare. Dopo un periodo di ricovero nel centro specializzato di Bonassai, l’esemplare di grifone è stato restituito al suo habitat, nella zona di Badde Orca, tra Bosa e Montresta, dove contribuirà al ripopolamento di una comunità endemica a forte rischio d’estinzione. L’operazione, a cui hanno partecipato uomini del corpo forestale di vigilanza ambientale, Agenzia Forestas, del comune di Bosa, e specialisti dell’Università di Sassari, è stata realizzata sotto il coordinamento di Anita Fassio, funzionario dell’Unione europea, responsabile del progetto “Life under griffon wings” (Vita sotto le ali del grifone), arrivata in Sardegna lunedì pomeriggio per fare il punto a qualche mese dall’avvio del programma.



Partito nel 2014 con l’obiettivo di salvare l’ultima comunità di grifoni presente in Sardegna, il progetto, forte di un finanziamento di un milione e 700 mila euro, è stato varato con l’obiettivo di avviare il ripopolamento dei grifoni. Il primo allarme era stato lanciato dal Wwf verso la fine degli anni Settanta, quando gli attivisti dell’associazione internazionale avevano più volte sollecitato interventi mirati a salvare ciò che restava di quella popolazione di volatili un tempo numerosa e florida. La scorsa primavera, grazie a un finanziamento dell’Unione europea, in collaborazione con un team di esperti, è stato varato un programma che entro la fine dell’anno porterà in Sardegna quaranta grifoni provenienti dalla Spagna con una missione speciale: salvare l’ultima colonia dell’Isola.

Il grifone liberato ieri, recuperato dagli specialisti del centro fauna selvatica di Bonassai, era stato trovato in mare, lo scorso agosto, malandato e in difficoltà. Altri esemplari, meno fortunati, sono andati incontro, negli anni, a una sorte inesorabile tanto che la colonia, un tempo numerosa, si è ridotta a un centinaio di esemplari. Carenza di cibo e bocconi avvelenati sono fra le cause principali della decimazione di questi spettacolari volatili che possono raggiungere lunghezze di un metro e mezzo per un’apertura alare che sfiora i tre metri. Per garantire loro il cibo sono stati installati dieci carnai aziendali nell’area compresa tra Bosa, l’altopiano di Campeda, Porto Conte e Porto Ferro. Impianti controllati, con rete elettrificata, all’interno dei quali vengono depositate, anche dagli allevatori, carogne di animali che rappresentano la dieta alimentare di questi uccelli considerati non a caso gli spazzini dell’ambiente.

Quando gli esemplari spagnoli, dopo il consueto periodo di quarantena, saranno liberati, troveranno lì non solo cibo a sufficienza, ma soprattutto la possibilità di ripopolare l’entroterra sardo, un tempo loro habitat naturale. L’altra fase del progetto, tutt’ora in corso, prevede la creazione di unità cinofile addestrate a riconoscere e individuare i bocconi avvelenati, pratica che, per quanto palesemente illegale, viene usata contro la fauna selvatica che attacca greggi e animali da cortile.

Ieri la funzionaria Ue, accompagnata dagli uomini del Corpo forestale e da Angelino Carta, del Consorzio Neemo, ha assistito alla liberazione del volatile. «Ho trovato un clima di grande collaborazione e altrettanta professionalità – ha detto Anita Fassio –, con grande competenza i rappresentanti degli enti partner stanno portando avanti il progetto tenendo presente l’obiettivo di fondo, ma pensando anche alla fase conclusiva quando il programma dovrà vivere di vita propria». Fra qualche mese, dunque, l’arrivo in Sardegna dei grifoni spagnoli per avviare quello che gli esperti chiamano restocking, il ripopolamento della colonia che da sempre caratterizza una parte importante della fauna selvatica dell’Isola.
 

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