Legge antispopolamento Anci: la Regione cambi rotta

Il presidente Deiana: la linea del governo è chiara, stop all’accentramento

SASSARI. Ora che c’è la legge, la Regione non può voltarsi dall’altra parte. Al contrario, deve agire sulla base di ciò che il governo ha previsto: significa che nella spartizione delle risorse, dovrà tenere conto dell’esistenza di una legge anti spopolamento. Emiliano Deiana, presidente dell’Anci, va oltre: «L’articolo 2 della legge dice che bisogna garantire i servizi sanitari nei piccoli paesi. Questo passaggio – aggiunge – non può essere ignorato all’interno della discussione attualmente in corso sulla riforma della rete ospedaliera». Non solo: la legge capovolge la prospettiva per un lunghissimo elenco di servizi da tempo con la valigia, le scuole innanzitutto, seguite dagli uffici postali e dalle banche. «Arginare lo spopolamento significa innanzitutto mantenere un livello di servizi di base – dice il presidente Anci e sindaco di Bortigiadas – per evitare la fuga verso i centri più grossi dove i servizi ci sono». Il problema riguarda in particolare i piccoli comuni delle zone interne, nei quali il rischio spopolamento è molto più alto rispetto ai piccoli comuni delle zone costiere più densamente popolate. E i problemi non possono certamente risolversi, secondo Deiana, spargendo fondi a pioggia: serve una rivoluzione culturale, la politica che inverte la rotta e invece di accentrare decide di distribuire. «I 100 milioni previsti nella legge sono una goccia nel mare – dice Deiana – perché i comuni sotto i 5mila abitanti sono oltre 5mila in Italia e 324 solo nell’isola. Ma lo stanziamento e il principio che c’è dietro possono rappresentare la svolta». La legge è stata appena approvata ma i comuni sardi sono già pronti a presentare le loro richieste e avere risorse per creare servizi postali, migliorare i trasporti, promuovere il territorio. Potranno lavorare in gruppi di comuni o sono ammessi anche gli accordi tra pubblico e privato. La legge consente anche di potenziare i servizi per l’istruzione nelle zone rurali, anche attraverso la messa in rete delle scuole e l’informatizzazione dei servizi. «È evidente che tutto ciò rappresenta un cambiamento radicale – sottolinea Deiana – all’interno del quale i comuni non possono essere lasciati soli».

Secondo le ultime indagini, in Sardegna sono 31 i comuni che rischiano di scomparire entro il tempo massimo di 60 anni. Due in particolare, Monteleone Rocca Doria in provincia di Sassari e Sorradile in provincia di Oristano, sono a rischio estinzione entro 20 anni. Mentre la dead line è fissata entro i prossimi 40 anni per
Martis, Montresta, Padria, Nughedu San Nicolò, Giave, Armungia, Ula Tirso, Soddì e Baradili, il minuscolo centro della Marmilla dove resistono appena 84 abitanti. Tra i 31 comuni a rischio, 30 si trovano nelle zone interne, in collina (26) e montagna (4), solo uno nella collina costiera.

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