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Province, bilanci in difficoltà: a rischio i servizi

I sindacati chiamano la Regione: battaglia comune per riavere dallo Stato 80 milioni di euro

CAGLIARI. Le province? Non sono dei fantasmi. Dovevano sparire, ma invece sono lì, quattro come una volta. Qualcosa è cambiato: non ci sono più i presidenti, ma i commissari. Ma continuano a essere punti di riferimento per servizi essenziali. Peccato che i soldi siano sempre meno. E i dipendenti, rispetto ai tempi d'oro, in Sardegna siano la metà. Per questo i sindacati, sia nell'isola sia nel resto d'Italia, sono scesi in piazza per un sit in. E hanno proclamato una giornata di sciopero. L'interlocutore questa volta è Roma. E l'alleato potrebbe essere la Regione. Per questo i rappresentanti di Cgil, Cisl e Ull hanno scelto, come luogo della protesta, la sede della rappresentanza del Governo, in piazza del Carmine a Cagliari. Secondo le tre sigle alle province dell'isola mancano 70-80 milioni che lo Stato dovrebbe mandare in Sardegna. Una riforma, quella degli enti locali, che alla fine ha creato scompensi e malcontenti. Le risorse? Dovrebbero essere garantite dal Fondo unico. Ma, sempre per i sindacati, bastano solo per gli stipendi. Ora siamo al momento della verità. Perché è iniziato il conto alla rovescia: in effetti si parla proprio di conti perché è arrivato il tempo della approvazione dei bilanci. «Il rischio che corrono le Province è quello di non poterli chiudere – spiegano i sindacati – e di non erogare più servizi fondamentali ai cittadini». Anche perché, ricorda Fulvia Murru, Uil, i dipendenti sono passati da 2.200 a 1.100 tra pensionamenti e mobilità. «La Sardegna è in una situazione particolare – precisa Nino Cois, Cgil – c'è una riforma che in effetti non è mai decollata e si basava anche sul referendum costituzionale che è stato bocciato. È una riforma che deve essere ripresa velocemente perché ci troviamo in una situazione dove gli enti non sono più in grado di assicurare alcun servizio, dalle strade alle scuole». Attenzione alle spese, avvertono i sindacati. «Le Province esistono, ma i servizi sono depotenziati – dice Murru – bisognerebbe tagliare gli sprechi». E chi difende le province? I sindacati pensano che la Regione possa promuovere la battaglia. «La situazione nell’isola – avverte Davide Paderi, Cisl – è figlia di un referendum che ha creato un guasto istituzionale organizzativo, assenza di tutele per i lavoratori, oltre che rischi per la tenuta dei servizi. Occorre fare in fretta: giunta e Consiglio facciano qualcosa perché tornino a casa questi soldi, la Regione ci convochi, siamo pronti a una battaglia comune». (st.am.)