Dimentica il dolore grazie ai suoi dolci: «Li dono a chi soffre»

Paola Ibba: da Nuragus a Milano, una tragedia alle spalle Nel 2003 il padre sparò alla madre e poi si tolse la vita

SASSARI. Racconta che ogni giorno la madre preparava una torta per lei e i suoi fratelli. «Sempre diversa, era uno dei suoi modi per dimostrarci il suo amore». Attraverso i suoi dolci-gioiello Paola Ibba ricorda la madre, ricorda una parte della vita trascorsa con lei. Ma trasmette anche un messaggio di forza, di morte e rinascita. «Dalla sofferenza più grande si può uscire, bisogna avere coraggio e guardare sempre avanti». Paola, 35 anni, l’ha fatto: ha ricominciato a vivere dopo quel giorno di agosto di 14 anni fa, quando una parte di lei se n’è andata insieme alla sua mamma. Nella casa di famiglia a Nuragus, piccolo centro del Sarrabus, accadde un dramma di proporzioni immense. I genitori di Paola e dei suoi tre fratelli più piccoli morirono: fu un omicidio-suicidio, la fine tragica di un grande amore. Paola allora aveva 21 anni e lavorava a Cagliari come commessa. «Si amavano – racconta – eravamo una famiglia felice. Poi è accaduto qualcosa che nessuno di noi è mai riuscito a spiegarsi». Da quel giorno di agosto tutto è cambiato. Paola è rimasta in Sardegna qualche anno «e devo ringraziare le tante persone che hanno aiutato me e i miei fratelli. Tutti i parenti e i compaesani di Nuragus e di Genoni che non ci hanno mai lasciati soli». Poi ha deciso di spiccare il volo. A 26 anni è partita con 100 euro in tasca e i soldi per pagare un mese d’affitto, in valigia un vecchio tirapasta a mano «regalo di una donna sarda» e in dotazione le sue mani d’oro «la mia fortuna più grande». «Ero sola, ho bussato a tanto porte – racconta Paola – e molte sono state chiuse. Poi, un mese dopo il mio arrivo a Milano, ho trovato lavoro in un negozio di generi alimentari». La ruota per Paola ha ripreso a girare e lei, grazie ai soldi che guadagnava, ha potuto dedicarsi alla sua grande passione. «I dolci, quelli sardi fatti di miele e pasta di mandorle. Li facevo già quando ero in Sardegna e ho ricominciato a Milano per sentirmi più vicina alla mia isola e a mia madre». Oggi Paola Ibba lavora come pastaia per una grossa azienda che fornisce la grande distribuzione. Le sue giornate iniziano molto presto e finiscono tardi. «La sveglia suona alle 5, alle 5.45 sono in azienda. Dalle 6 alle 15 in laboratorio a preparare vari tipi di pasta fresca. Tra le 15.30 e le 16 rientro a casa». Ma niente riposo, perché Paola il pomeriggio lo dedica alla preparazione dei dolci. Grazie al tirapasta manuale «non uso niente di elettrico», i prodotti che arrivano dalla Sardegna, le sue mani d’oro e il prezioso aiuto di Giulio, suo compagno da 3 anni, Paola Ibba sforna i suoi gioielli: dolci a forma di cuore, di stella, di rosa, piccoli capolavori rifiniti alla perfezione che ricordano i dolci dei matrimoni. Solo una piccola parte resta a casa di Paola, che li offre ai suoi ospiti. La maggior parte dei dolci-gioiello finisce all’interno di scatole a forma di casetta che Paola consegna alle persone meno fortunate: centri di accoglienza per donne in difficoltà, ragazze madri, donne vittime di abusi, clochard, associazioni impegnate nel volontariato. Tutto gratis «per offrire a mio modo un aiuto trasmettendo l’amore vero, quello della famiglia e della propria casa, che io ho la fortuna di avere conosciuto. Anche se purtroppo per poco tempo. Il mio cuore sanguina, certe ferite non si rimarginano. Ma io voglio dare un messaggio di speranza: anche dai periodi più bui
si può uscire. Io ci sono riuscita». Ma all’orizzonte ci sono altri traguardi: la “Dea del miele”, così si chiama Paola Ibba nella sua pagina Facebook, sogna di aprire un laboratorio di dolci tutto suo. Dedicato alla Sardegna e a sua madre «perché il mio sogno era anche il suo».



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