La Regione trova un tesoretto 90 milioni dimenticati dal 1999

Le risorse dovevano essere liquidate dallo Stato diciotto anni fa come ultima rata  A scoprire i soldi nascosti tra le pieghe dei bilanci l’assessore Raffaele Paci. Ora saranno liquidati

CAGLIARI. Come un Indiana Jones. L’assessore Raffaele Paci ha scavato tra le carte per trovare il tesoro dimenticato. 90 milioni di euro. Soldi che lo Stato doveva alla Regione dal 1994 e che si era scordato di versare nelle casse sarde. 23 anni prima veniva chiuso il Piano di Rinascita della Sardegna. Un accordo tra Stato e Regione. Per il rilancio dell’isola venivano stanziati 910 miliardi di lire, più o meno 460 milioni di euro. Soldi destinati a interventi urgenti per lo sviluppo delle infrastrutture, che venivano dati con rate annuali. Risorse di cui si erano perse le tracce, in particolare l’ultima tranche, quella del 1999 che da sola valeva 90 milioni.

Dentro i meandri. Le risorse non erano state erogate in realtà perché in Regione non era stato presentato il rendiconto finale. Il 10 per cento del finanziamento era stato dimenticato tra le pieghe dei faldoni della burocrazia. Due anni fa all’assessorato al Bilancio ci si è accorti che lo Stato non aveva ancora pagato la somma per l’ultimo anno di attività, il 1999. I 90 milioni di euro sono stati ora riconosciuti e saranno utilizzati per pagare debiti della Regione. «Nel controllo della documentazione ci siamo resi conto che quel Piano dopo 23 anni non era mai stato chiuso – spiega l’assessore Paci –, che 90 milioni non erano mai stati riscossi. E che, incredibile ma vero, nessuno se ne era mai preoccupato. A quel punto, gli uffici si sono messi al lavoro per ricostruire tutti i passaggi e i dettagli, e hanno riaperto il rapporto con Roma su questo versante. La scoperta è avvenuta perché abbiamo lavorato sulla ripulitura dei conti regionali che, come ho spiegato altre volte, rientra in un’operazione trasparenza che vogliamo portare fino in fondo, con forza e convinzione per lasciare in ordine le casse regionali».

Regione sbadata. Sembra quasi impossibile che per quasi 20 anni la Regione si sia dimenticata di avere un tesoretto. La fame di risorse non ha mai spinto in passato a controllare se qualche finanziamento fosse stato scordato.

La storia del Piano. La legge del 1994 attuava l’articolo 13 dello Statuto speciale e destinava 910 miliardi di lire alla Sardegna. La Regione aveva preparato un programma di interventi e lo aveva presentato al Cipe. In esame gli anni 1994-1998. «Il provvedimento era stato approvato dal Consiglio regionale a febbraio del 1995. La riprogrammazione è stata approvata dal Consiglio ad agosto del 1998 e presentata a settembre al Cipe, che a dicembre ha approvato il ‘Programma di intervento per gli anni 1998-99’. Dopo aver verificato che l’annualità del 1999 non era mai stata versata, l’assessorato ha aperto un confronto con Ragioneria dello Stato, Dipe e Cipe per ottenere il saldo. La relazione di chiusura e la richiesta di erogazione del saldo è stata trasmessa a fine 2016 al Cipe che nella seduta del 10 luglio ha preso atto della chiusura del Piano di rinascita e ha dato alla Regione il diritto ad avere i 90 milioni».

Taglio del debito. L’assessore Paci ha già fatto capire a cosa serviranno le risorse. Ai 90 milioni del Piano di rinascita ne saranno aggiunti altri 60. «Sono soldi che permetteranno alla Regione di saldare i debiti con i Comuni e con le imprese – spiega Paci –. In questo modo si darà ossigeno al sistema economico della Sardegna. Soldi che arriveranno agli enti locali, che potranno utilizzarli per pagare le imprese. Fra gli interventi più rilevanti a cui sono destinati i pagamenti troviamo opere di riqualificazione urbana, interventi contro la dispersione scolastica e per la promozione della lettura, piani di edilizia residenziale pubblica, strade, emergenza idrica, opere fognarie, eliminazione delle barriere architettoniche dagli edifici pubblici, internazionalizzazione delle
imprese».

Alla fine del 2013 i debiti della Regione ammontavano a 2,7 miliardi. Nel 2016 si erano ridotti a un miliardo e 300 milioni. Nel 2017 saranno pagati altri 200 milioni, quindi alla fine dell’anno i debiti ancora da pagare saranno un miliardo e 100 milioni. (l.roj)

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