I capigruppo: legge ad hoc per i Comuni anti Abbanoa

Maggioranza e opposizione unite: lasciamo libera l’adesione al gestore unico Gallus, uno dei 29 sindaci ribelli: «Abbiamo ottenuto quello che volevamo»

CAGLIARI. I ventinove Comuni ribelli hanno trovato l’appiglio legale per non entrare «mai in Abbanoa», c’è scritto sul loro fresco bollettino di vittoria. Arrivati in delegazione, folta e battagliera, i sindaci di Paulilatino, Burcei, Esporlatu, Anela, Burgos, Bottida, San Vero Milis, Teulada, Fluminimaggiore e Teulada, rappresentavano anche il resto della pattuglia, hanno ottenuto quello che volevano. L’hanno strappato ai capigruppo di maggioranza e opposizione del Consiglio regionale. La sostanza del patto è questa: prima di fine novembre, l’Aula voterà una legge sartoriale, cioè cucita su misura per i ventinove. Legge che, in estrema sintesi, dirà: i ribelli «non saranno obbligati ad affiliarsi al gestore unico, come il 21 settembre ha deciso l’Egas», l’ente di governo regionale dell’acqua. È un trionfo? Lo è.

Soddisfatti eccome. «Abbiamo ottenuto quello che volevamo», è stato il commento di Domenico Gallus, sindaco di Paulilatino, consigliere regionale del gruppo La Base-Psd’Az e soprattutto presidente di «Gestioni autonome servizio idrico», l’associazione in cui si riconoscono gli anti-Abbanoa. «Noi l’acqua l’abbiamo gestita sempre da soli e sempre bene, con il massimo dell’efficienza e costi molto più contenuti di quelli del gestore unico. Non ce lo diciamo solo fra noi. Nel 2012 è stata l’Autorità nazionale per l’energia e il gas, dopo un lungo monitoraggio e rigidi controlli, ha certificato che siamo stati bravi. E aggiungo: per gli impianti, sono tutti di nostra proprietà, mai c’è stato dato un finanziamento pubblico: ci siamo sempre autofinanziati. Ma qualcuno, l’Egas, voleva punirci lo stesso», ha aggiunto Gallus dopo l’incontro vittorioso.

Cosa accadrà. Prima del 21 novembre, ultimo giorno utile a disposizione dei Comuni per ricorrere al Tar contro l’ordine di Egas, il Consiglio regionale troverà la soluzione. Sono queste le ipotesi: una legge su misura per «liberare definitivamente» il gruppo dei ventinove dall’obbligo di entrare in Abbanoa, o una legge-emendamento che di fatto correggerà quella del 2015, con cui – va ricordato – tutti gli altri 350 Comuni hanno delegato il servizio al gestore unico. Qualunque sia la scelta fra le due soluzioni tecniche, i ventinove ribelli avranno di sicuro l’atteso salvacondotto e così «mai più entreremo in Abbanoa e soprattutto non avremo più questa spada di Damocle, leggi Egas, sulla testa», ha detto Daniele Cocco, sindaco di Bottida e consigliere regionale di Articolo 1-Mdp.

Il faccia a faccia. Dopo aver ascoltato la relazione, tecnica e dettagliata, del segretario di «Gestioni autonome», Gianni Ruggeri, tutti i capigruppo si sono schierati con il gruppo dei ventinove. Per Articolo 1, Daniele Cocco è stato perentorio: «L’Egas ha sbagliato, con un atto d’imperio ha interrotto la trattativa fra i Comuni e l’assessorato ai lavori pubblici». Antonio Gaia, Upc ha attaccato a testa bassa Abbanoa: «Non possiamo sostenere una società messa al bando anche dall’Autorità anticorruzione perché non trasferisce le quote ai Comuni» Il Partito dei sardi, con Gianfranco Congiu, ha aggiunto: «Dobbiamo trovare per forza un nuovo equilibrio fra l’Egas e i Comuni, c’è qualcosa che non va». Anna Maria Busia di Campo progressista è stata ancora più diretta: «Dev’essere il Consiglio a trovare la soluzione migliore», e Pietro Cocco, Pd, l’ha ribadito: «Dobbiamo cercarla insieme». La
minoranza, con Angelo Carta, Psd’Az, Alessandra Zedda, Forza Italia e Attilio Dedoni, Riformatori, ha detto: «Nel 2015 è stato un errore dare pieni poteri ad Abbanoa e dobbiamo rimediare». È vero ma di sicuro stavolta a vincere per primi sono stati ventinove piccoli ribelli (ua).

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