Urbanistica, Cgil in campo: no al cemento sulle coste

Il sindacato insieme a Legambiente chiede modifiche alla proposta di Erriu Carrus: «La legge vada avanti, ma gli incrementi volumetrici sono un’idiozia» 

CAGLIARI. Da tempo sull’urbanistica Cgil e Legambiente dicono la stessa cosa: «Il disegno di legge della giunta Pigliaru così com’è non va. È generico e sono ancora troppe le zone grigie». Da ventiquattr’ore la ripetono anche insieme, non più ogni sigla per conto suo. Hanno firmato un documento protocollo che, negli intenti, vuole essere di «maggior pressione, anche se non siamo certo una lobby, nel momento in cui è stato lo stesso governatore ad annunciare che sull’urbanistica il dibattito è appena cominciato e non c’è fretta di chiuderlo». Michele Carrus, segretario regionale della Cgil, e Vincenzo Tiana, coordinatore del comitato scientifico di Legambiente, l’invito al confronto l’hanno accettato come «l’inizio di un possibile dialogo», anche se avrebbero preferito che fosse cominciato prima. Prima del pandemonio scoppiato o dentro il Pd e nel centrosinistra e anche prima della levata di scudi nazionale contro la bozza presentata dalla giunta.

La prima contestazione. Da soli o in due le loro posizioni non sono certo cambiate. Gli esempi non mancano. Carrus ha detto che «il 25 per cento di cubatura in più agli hotel nei 300 metri dal mare è di per sé un’idiozia o almeno lo è nel momento in cui non esistono differenze fra una struttura alberghiera e l’altra, oppure i parametri per assegnare il premio sono indefiniti e poco trasparenti». Certo, anche lui lo sa: prima o poi la giunta confermerà che il bonus avrà una soglia massima di metri cubi realizzabili. Ma «se non si esce dalla logica degli incrementi volumetrici da concedere comunque e sempre, se non la si smette di pensare che dobbiamo per forza consumare altro suolo, mentre invece dovremmo puntare all’efficienza tecnica degli alberghi e a migliorare i servizi necessari per aumentare l’offerta, non parliamo però di nuove stanze e poi in ogni caso le regole dovranno essere più rigide di quelle previste ora, continueremo a pensarla in modo diverso rispetto alla giunta». Perché – secondo Carrus – «il rilancio delle costruzioni prima di tutto deve passare attraverso la riqualificazione del patrimonio edilizio turistico e residenziale esistente».

La seconda contestazione. Tiana ha aggiunto che «la pianificazione regionale della Sardegna mai può essere sottoposta al possibile ricatto di grandi progetti, proposti da privati e amministrazioni comunali, in deroga al Piano paesaggistico. Non possono esserci buchi neri in cui qualcuno potrebbe infilarsi e far danni. Le esigenze delle singole comunità devono rientrare invece in una programmazione molto più vasta di cui non c’è traccia nella proposta della giunta. In una frase sola: l’articolo che ipotizza i grandi progetti va dunque cassato sul nascere, mentre è fondamentale far di tutto perché i Comuni allineino il più in fretta possibile i loro piani urbanistici al Ppr. Oggi solo in 15 lo hanno fatto, 35 stanno per farlo e gli altri?». Poi insieme hanno ribadito che se è «giusto che il disegno di legge vada avanti, la Sardegna ha bisogno dopo 30 anni di un’urbanistica moderna ma dev’essere sostenibile», bisogna evitare gli escamotage semmai per far crescere le volumetrie in quei Comuni costieri che hanno già superato il tetto massimo, poi bisogna pensare molto alle zone interne, nel disegno di legge non c’è neanche un accenno perché solo così possiamo vincere la battaglia contro lo spopolamento, e infine bisogna evitare che dietro le libere costruzioni in campagna si nascondano uno o più speculazioni». Sono questi i punti forti del manifesto firmato da Cgil e Legambiente. «Siamo pronti a presentarli. Aspettiamo solo di essere
convocati». A chiedersi se comincerà o meno il confronto è anche il Gruppo d’intervento giuridico: «Il governatore ha annunciato una nuova fase sull’urbanistica? Bene, apra il dibattito. Sarebbe ora che coinvolgesse seriamente i sardi oltre che i soliti portatori d’interessi immobiliari».

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