Assalti ai portavalori chieste pene fino a 20 anni

Sollecitate le condanne per i cinque imputati che avevano scelto il rito abbreviato Secondo l’accusa Salvatore Sanna faceva parte del gruppo di comando

CAGLIARI. Prove granitiche, le conversazioni intercettate non lasciano spazio a letture diverse, per il pm Danilo Tronci i cinque imputati delle rapine ai portavalori che hanno scelto il giudizio abbreviato sono colpevoli e devono essere condannati. Severissime le pene richieste dopo due intere mattinate trascorse a porte chiuse davanti al gup Giovanni Massidda ad argomentare le ragioni dell’accusa. La figura centrale resta Salvatore Toreddu Sanna (39 anni) di Orune, che deve rispondere di associazione a delinquere: per lui il magistrato della Dda ha chiesto la condanna a vent’anni di reclusione, una pena che senza lo sconto di un terzo legato al rito alternativo avrebbe raggiunto i trent’anni. Per Pietro Mereu (46 anni) di Nuoro il conto dell’accusa si ferma a 12 anni perché l’imputazione è di aver partecipato all’associazione che organizzava gli assalti ai furgoni blindati, mentre Vittorio Fogu (45 anni) di Orune dev’essere condannato a 8 anni di carcere. Ancora: 6 anni di reclusione è la pena richiesta al giudice per Francesco Crisponi (37 anni) di Nuoro e 4 anni per Giovanni Francesco Bussu (62 anni) di Thiesi. Dal 7 novembre la parola passa ai difensori Rinaldo Lai, Giuseppe Luigi Cucca, Beatrice Goddi, Margherita Baragliu, Angelo Merlini, Mauro Antonio Bonu e Salvatore Castronuovo. La sentenza dovrebbe arrivare prima di Natale, quando il dibattimento principale con 26 imputati tra cui il presunto capobanda Giovanni Olianas sarà ancora in corso.

La figura principale del giudizio abbreviato è quella di Toreddu Sanna: per il pm Tronci l’orunese faceva parte del gruppo di comando, che in un arco di tempo che va da ottobre 2013 al 19 marzo 2016 avrebbe organizzato una sequenza impressionante di colpi indirizzati sui furgoni portavalori e sulle sedi che compagnie private che curano il trasporto di denaro. Sanna, stando alle accuse, aveva un ruolo di rilievo e collaborava direttamente con Giovanni Olianas, Luca Arzu e Angelo Lostia - che vengono processati col rito ordinario - per pianificare le rapine. Colpi studiati nei dettagli, mirati su obiettivi milionari, realizzati senza spargimento di sangue ma con straordinaria determinazione grazie all’uso di armi potentissime. I proventi poi, una volta ripuliti i soldi, finivano in altre attività, investiti in immobili ma soprattutto nel traffico degli stupefacenti. Se Sanna è per l’accusa uno dei quattro uomini d’oro, gli altri imputati escono dalla requisitoria di Tronci come figure di primo piano nella parte esecutiva dell’attività criminale: le indagini - secondo l’accusa - li definiscono quelli che partecipavano ai furti delle auto e dei mezzi pesanti da utilizzare per i colpi, che eseguivano i sopralluoghi. Crisponi avrebbe svolto il ruolo di vedetta seguendo i mezzi blindati e nascondendo quelli rubati, Bussu avrebbe messo a disposizione i siti dove nascondere i mezzi e l’attrezzatura necessaria per compiere gli assalti, Fogu sarebbe un’altra delle vedette a supporto dei compagni. Nella valutazione dell’accusa le posizioni degli imputati sono diverse, come le responsabilità. È certo però che ogni posizione va inserita nel contesto del procedimento e intrecciata con quella dei 26 imputati sotto giudizio
davanti al tribunale presieduto da Ermengarda Farrarese: in quell’aula l’esame analitico degli atti investigativi sta mettendo in luce nel dettaglio il meccanismo organizzativo della banda Olianas, che prima di finire sgominata dalla Dda ha seminato il terrore in tutta la Sardegna.

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