Mattanza di pecore, rintracciato il pastore

Era nel suo podere, a Ploaghe. Ora le autorità sanitarie dovranno accertare il suo stato di salute

SASSARI. Agli sgoccioli la “latitanza” dell’allevatore di Ploaghe che ha sterminato il suo gregge perché esasperato dai continui rifiuti della cooperativa di Thiesi a cui fino a qualche mese fa consegnava quotidianamente il latte e che ultimamente era risultato con un contenuto microbico elevato.

L’uomo, un 62enne con un passato burrascoso e una vita ai margini della società, ieri è stato avvistato nei pressi del suo terreno in località “Pala ’e Chercu” ai piedi del colle di Santa Giusta nelle campagne di Ploaghe, dagli agenti della polizia municipale del paese che gli stavano dando la caccia insieme agli uomini della Forestale. Dopo qualche giorno in cui aveva fatto perdere le proprie tracce - trovando rifugio nella zona del Nuorese - l’allevatore è ritornato nel suo podere e ora dovrà dare qualche spiegazione per quella folle mattanza che gli inquirenti sono certi porti la sua firma.

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Il Comune e il servizio sanitario locale vogliono accertare le sue condizioni di salute e se dovesse essere necessario intervenire con un trattamento sanitario obbligatorio. Nel mentre la mattanza di pecore e il massacro di quattro cani ha fatto il giro d’Italia. Gli “Animalisti Italiani Onlus” si dicono pronti «a costituirci parte civile nel caso di rinvio a giudizio del responsabile di questo gesto ignobile». Il presidente dell’associazione Walter Caporale, non si capacita di tanta violenza: «In vita mia non mi era mai capitato di assistere ad un qualcosa di simile - commenta - 135 animali massacrati perché il latte non è buono è un fatto che va al di là dell’immaginabile».

L’uomo, secondo quanto avevano appreso gli uomini della Forestale prima della sua scomparsa, aveva perso la testa perché il latte prodotto dalle sue pecore non era più commestibile. Così quel gregge - diventato improvvisamente un peso - era stato sacrificato pecora dopo pecora, con una crudeltà senza precedenti. Accanto alle carcasse delle 135 pecore sgozzate, gli agenti della polizia urbana avevano trovato anche i corpi martoriati di quattro cani pastore. Tramortiti molto probabilmente a bastonate e poi uccisi anche loro con un coltellaccio piantato in gola. Un quinto cane era riuscito a salvarsi dalla mattanza e ora lotta per sopravvivere nella clinica veterinaria di Sassari.

Anche il vice presidente di “Animalisti Italiani Onlus”, Riccardo Manca, rivolge un appello alle forze dell’ordine. «La pericolosità sociale di questo individuo è dimostrata da numerosi studi eseguiti sia in Italia che negli Stati Uniti. La correlazione è strettissima - spiega - esiste infatti una probabilità molto alta che chi commette atti criminali su degli esseri inermi e indifesi possa poi reiterarli sulle persone. Chiediamo che questa eventualità venga arginata senza sconti».
 

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