Sul Grano Cappelli scontro a muso duro

L’incontro tra Consorzio e la Sis aggiudicataria dei diritti. Laura Accalai: rivogliamo il nostro lavoro

SANLURI. Un clima di tranquillità solo formale, che però nasconde rabbia e preoccupazione per il futuro da parte dei consorziati sardi del Grano Cappelli, ha caratterizzato l’incontro avvenuto ieri mattina nella sede Coldiretti di Sanluri con la Sis, società sementiera emiliana che si è aggiudicata il bando emanato dal Crea per i diritti sulla certificazione dell’apprezzata varietà cerealicola. Si è trattato di un primo round interlocutorio nel quale le due parti sono rimaste essenzialmente sulle proprie posizioni. La Sis, rappresentata dal presidente Mauro Tonello (che è anche vicepresidente nazionale di Coldiretti, realtà strettamente legata a Sis e che gioca un ruolo particolare nella vicenda, tale da destare non poche perplessità) non ha fatto alcuna apertura sostanziale nei confronti del Consorzio (erano in cinquanta), affermando che i prezzi attuali del Cappelli non sono in grado di remunerare l’agricoltore e che la società che ha vinto il bando è portatrice di valori aggiunti, ipotizzando accordi per la semina in stretto accordo con la Sis.

«Se mi chiedete cosa ci hanno proposto rispondo: niente» afferma Laura Accalai, la giovane e grintosa presidente del Consorzio, decisa a difendere ciò che il padre Santino ha creato a cominciare da 30 anni fa rimettendo in vita una varietà completamente dimenticata, il cui controllo ora passa di mano. «Di fatto dicono: vi diamo il grano, lo seminate, ve lo paghiamo 80 euro al quintale di “bio”, se un mulino vuole il grano vendiamo a 100. Questi 20 euro di differenza affermano che servono per pagare le ricerche al Policlinico Gemelli, visto che secondo loro non c’è una ricerca scientifica accertata. Ma questo non è vero, esiste già. Dicono che il prezzo di 50 eruo sul convenzionale e di 60 sul “bio” pagati sinora sono bassi. Si dimenticano che il Consorzio è fatto di agricoltori e se non fossero soddisfatti non ci appoggerebbero». La Accalai ha ribadito a chiare lettere che «noi rivogliamo il nostro lavoro». E si chiede dove sia mai finita la libertà sulle semenze. Il Consorzio sembra non accettare la vittoria del bando da parte di Sis: «Se l’hanno vinto correttamente va bene, ma occorre vedere tante cose» dice la Accalai, per niente convinta dalle dichiarazioni di Sis sulle quantità di grano in possesso degli emiliani. «Hanno detto che massimo tra 5 giorni si ripresenteranno con una proposta articolata in vari punti e in base a questo si valuterà come agire. Ci saremo io – dice
Laura Accalai –. mio padre Santino, l’agricoltore Roberto Congia, Pietro Tanteddu di Copagri e Viviana Sirigu di Kentos. Cosa ci aspettiamo? Vogliamo essere riconosciuti per quanto abbiamo fatto. La nostra filiera è ben formata e valorizzata, loro ce la stanno bloccando». (a.palm.)

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