Addio alla castagna piccola e selvatica Boom dei marroni

I consumatori cercano frutti più grandi e facili da sbucciare La siccità ha però decimato la produzione: meno 60% 

SASSARI. Addio alle castagne selvatiche, troppo piccole e difficili da sbucciare. Ora sul mercato arrivano i marroni, ideali per le caldarroste e i marron glacè. «Un prodotto per buongustai – precisa Sandro Floris, produttore di Desulo – Nulla a che vedere con i marroni importati che si trovano nei supermercati. Quelli spagnoli, cileni e turchi, ad esempio, sono pastorizzati e possono restare sugli scaffali anche per un anno. Quelli sardi, invece, non sono trattati, e hanno la polpa croccante. I nostri marroni sono i più ricercati, anche all’estero, soprattutto in Russia (dove ora però c’è l’embargo, ndr) e in Germania. Purtroppo la produzione è inferiore alle richieste».

Tra Desulo, Aritzo, Tonara e Belvì ci sono più di mille ettari di castagneto. «La castagna sarda, quella selvatica, è piccola e filamentosa e non si vende. Per questo ho deciso di innestare le piante di marroni – racconta Floris – Ho tre qualità diverse: due di origine italiana, e una giapponese, il betizak, che dà una castagna grandissima, tra i 70 e i 90 grammi, la più richiesta». Purtroppo quest’anno per la castagna giapponese è stato un anno terribile, a causa della siccità. «Ho scoperto a mie spese che la qualità betizak non si adatta al clima siccitoso: dai quattro quintali dell’anno scorso quest’anno, se sono fortunato, ne raccoglierò 30 chili. Ma è crollata anche la produzione delle altre due qualità. Un disastro che ci farà perdere importanti quote di mercato».

Il progetto di Laore. «Sono sempre di più i produttori che si stanno dedicando alla produzione dei marroni – fanno sapere da Coldiretti – Tutto è partito nel 2007 quando i tecnici di Laore hanno cominciato a individuare e selezionare le biodiversità che meglio si adattano al mercato. Le qualità più richieste sono due: la facilità nella sbucciatura e le dimensioni. Negli ultimi 10 anni sono stati innestati circa 150 ettari a marroni e castagne che rispettano queste esigenze. In pratica si sta adattando la produzione alle richieste del mercato. Il tipo di castagna prodotto, infatti, è fondamentale. Quelle piccoli e difficili da sbucciare non hanno praticamente mercato e non vengono neppure raccolte, ormai. I marroni e le castagne che sbucciano e hanno una certa grande grandezza vanno invece a ruba. Per questo, con tutti i mille ettari in produzione, potenzialmente si potrebbe arrivare a un fatturato di circa 16 milioni di euro, oggi fermo a poco più di 300mila».

La siccità. Purtroppo quest’anno la produzione delle castagne, a causa delle alte temperature, è crollata del 60 per cento. Come spiegano i responsabili di Coldiretti «il paesaggio già in estate presentava vaste fasce di bosco ingiallito». Le piante di castagno, grazie alle piogge di marzo, sono riuscite a germogliare, come ogni anno, ad aprile, e anche a fiorire tra fine giugno e inizio luglio. «Il problema è arrivato dopo – fa notare Coldiretti – Il perdurare dell’assenza di precipitazioni anche a luglio, agosto e settembre, e le alte temperature non hanno consentito al riccio di svilupparsi. Ma al contrario si è atrofizzato, è rimasto chiuso, con le castagne che si sono seccate e, nel migliore dei casi, non sono cresciute». A ciò bisogna aggiungere il Mal dell’inchiostro, una malattia che da anni uccide le piante. «In passato il fungo si riusciva a controllare grazie al freddo, ma con l’innalzamento delle temperature si sono create le condizioni ideali per il diffondersi della malattia». Un vero peccato perché la castanicoltura, come sottolineano i responsabili di Coldiretti, «è uno dei settori dalle grandi potenzialità non ancora valorizzate, ma che presenta ampi margini di crescita».

I giovani produttori. Ne è convinta Debora Castangia, 22 anni, che, dopo essersi diplomata all’istituto agrario, a Sorgono, ha deciso di dedicarsi alla produzione di castagne. «Qualche mese fa ho acquistato a Desulo cinque ettari di terreno da un coltivatore che aveva innestato solo piante di marroni, i frutti più richiesti». Anche Debora deve lottare con la siccità e il calo di produzione, ma è fiduciosa. «Riesco a vendere i marroni a 6 euro al chilo, un ottimo prezzo. E poi il castagneto è un investimento ideale perché richiede poco lavoro e neppure trattamenti». I responsabili di Coldiretti si augurano che altri
imprenditori seguano l’esempio di Debora. «Stiamo importando la quasi totalità del prodotto, mentre la poca produzione locale va a ruba. In Sardegna abbiamo le terre e il clima adatto, e anche il mercato non manca, soprattutto all’estero. Dobbiamo solo avere più fiducia». (g.z.)

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