E gli istituti rimessi a nuovo restano chiusi

Spreco di risorse per sistemare locali mai utilizzati a causa dei tagli e degli accorpamenti

SASSARI. Il paradosso è che a fronte di tante scuole insicure popolate da un numero altissimo di studenti, ce ne sono tante costruite in tempi recenti – dunque nel rispetto della normativa – o perfettamente ristrutturate ma rimaste desolatamente vuote oppure sottoutilizzate. Il motivo: sono inutili o almeno così sono state dichiarate. La ragione è questa: mentre i progetti di realizzazione andavano avanti, cambiavano i numeri degli iscritti a scuola e dunque la distribuzione degli alunni nei vari plessi. Negli ultimi anni, tra tagli, accorpamenti e nascita di vari istituti comprensivi che mettono insieme diversi comuni, ha provocato la chiusura di scuole mai nate. Il geometra Pino Masia, nella sua lunga esperienza in giro per l’isola, dice che ci sono almeno una cinquantina di istituti sistemati a puntino per ospitare alunni e invece rimasti chiusi. «Spesso l’utilizzo dei fondi non tiene conto dello spopolamento dei comuni e del calo delle iscrizioni a scuola. Per cui le risorse vengono spesso sprecate nella sistemazione di istituti che non saranno utilizzati perché nel frattempo sono state fatte altre scelte. Così la scuola super tecnologica di Belvì dotata di pannelli fotovoltaici, mensa, anfiteatro e campo sportivo, è diventata
una cattedrale nel deserto perché i ragazzi sono stati trasferiti in un paese vicino. Storia simile a Codrongianos, dove l’istituto rimesso a nuovo è sottoutilizzato perché ospita solo i bambini della materna. A Sorgono un altro edificio nato come scuola ospita invece locali comunali.

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