Protesta dei tir, altri due giorni di sciopero

Sit-in degli autotrasportatori in tutti i porti sardi. L’11 e 12 dicembre nuova manifestazione

PORTO TORRES. Non si ferma la protesta dei lavoratori del settore Autotrasporto merci che anche ieri hanno manifestato nei porti sardi per chiedere la ripresa delle trattative per il rinnovo del contratto nazionale scaduto da oltre 22 mesi.

Le adesioni massicce agli scioperi di questi giorni - in attesa che si riapra il tavolo di trattativa anche con la mediazione del Governo - hanno spinto le segreterie nazionali di categoria di Cgil, Cisl e Uil a proclamare altri due giorni di sciopero per l’11 e il 12 dicembre, in una settimana molto delicata (a ridosso delle festività natalizie).

Quella di ieri è stata un’altra giornata difficile, con blocchi di sbarchi e imbarchi nei porti di Porto Torres, Olbia e Cagliari. Anche i passeggeri in transito negli scali sardi hanno potuto prendere conoscenza delle motivazioni della protesta: contratto collettivo nazionale scaduto da oltre 22 mesi, la necessità di mantenere «l’unicità contrattuale, ma anche i diritti minimi e universali comuni a tutto il mondo del lavoro». E ancora: rispetto delle norme relative ai tempi di guida e di riposo, con una attenzione specifica alla sicurezza.

«Abbiamo riscontrato pochi semirimorchi in arrivo da Genova – ha spiegato ieri mattina il segretario regionale della Filt-Cgil Arnaldo Boeddu presente al sit-in nello scalo marittimo di Porto Torres –, un segnale che i blocchi attivi nel porto ligure (per via dello sciopero) hanno funzionato. Una situazione analoga si è verificata anche su Olbia e Cagliari».

Nel corso della mattinata il segretario regionale della Cgil Trasporti ha riunito i lavoratori in una assemblea generale nella sede della Cgil di Porto Torres.

«É stata l’occasione – ha detto Boeddu – per fare un primo bilancio delle tre giornate di sciopero che hanno fatto registrare percentuali di adesioni altissime, a conferma di quanto siano sentiti i temi di una vertenza che riguarda nello specifico gli operatori del settore Trasporti, logistica e distribuzione delle merci ma coinvolge indirettamente altre categorie produttive e la sicurezza generale sulle strade italiane».

Ora la speranza è che ci sia un intervento autorevole da parte del Governo per favorire la ripresa del confronto tra le parti. Il tavolo è stato finora bloccato da richieste che sono state definite “pretestuose” e in ballo c’è soprattutto la tutela di diritti essenziali, di carattere economico ma anche normativo.

I sindacati li hanno ribaditi ieri, rigettando i tentativi di «peggiorare i diritti e le condizioni economiche dei lavoratori, in un ambito già pesantemente logorato da una distorta applicazione delle normative e da una concorrenza sfrenata tra aziende basata sull’abbattimento dei costi dei lavoratori e della sicurezza». Respinta anche
l’azione delle aziende che «vogliono rinnovare il contratto senza un incremento salariale per i lavoratori e sostituire alla certezza della quattordicesima un precario premio di produzione, azzerare gli scatti di anzianità, ridurre l’orario di lavoro e i giorni di ferie da 22 a 20».

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