Janas, maxi ritardo e paura Passeggeri: «Uno scontro»

Elica fuori uso, ma alcuni raccontano di un urto con un cargo ormeggiato

OLBIA. Cinque ore di ritardo, paura e rabbia tra gli oltre 450 passeggeri della Janas partita da Livorno alle 21.30 di sabato e diretta ad Olbia. Poco dopo aver mollato gli ormeggi, la nave della Tirrenia ha dovuto fare dietrofront rientrando in porto «per un problema tecnico» così è stato comunicato ai passeggeri dal comandante quando il traghetto ha invertito la rotta. Ma chi era sul ponte parla di incidente: dice di aver visto la nave urtare un cargo ormeggiato al molo, dopo che la nave aveva fatto dietrofront.

Motivazione mai confermata ai passeggeri, rimasti bloccati in porto per ore. Ci sono stati momenti di panico: c’è chi ha chiesto di poter sbarcare perché aveva paura di riprendere la traversata. Un’ anziana donna si è sentita male ed è stato necessario l’intervento del 118, cosa che ha fatto slittare ulteriormente la partenza. La Janas è ripartita intorno alle 3 ed è attraccata all’Isola Bianca poco dopo le 11.30, cinque ore dopo l’orario previsto.

La Capitaneria di Livorno ha aperto un’inchiesta per fare luce su quanto accaduto. In una nota chiarisce che il traghetto ha riportato «un’avaria ad un circuito idraulico dell’asse sinistro dell’elica». Sono in corso gli accertamenti sulle cause che hanno determinato l’avaria e sugli effetti che potrebbe aver avuto nella manovra di uscita della nave. L’inchiesta accerterà, quindi, se l’urto tra la Janas e il cargo ci sia effettivamente stato anche se i primi controlli sullo scafo avrebbero dato esito negativo. Silenzio, invece, da parte della Onorato armatori. Non è stato diffuso nessun comunicato.

Esausti i passeggeri – ai quali la compagnia di Vincenzo Onorato ha offerto la colazione – che hanno raccontato allo sbarco la loro odissea, lamentando soprattutto mancanza di informazione. «C’è stato molto panico, anche perché non sapevamo cosa stesse accadendo – dicono Giuliano Idini ed Eleonora Cresci, di Sassari –: ci hanno comunicato che c’era un problema tecnico e dovevamo rientrare in porto per accertamenti. A chi chiedeva spiegazioni, sono state date diverse versioni: chi parlava di avaria, chi di problemi al circuito idraulico. Nessuno ha detto che la nave aveva urtato un cargo nonostante ci fossero testimoni che hanno assistito all’incidente, alcuni ragazzi che erano sul ponte hanno fatto anche i filmati col telefonino. Molti passeggeri hanno chiesto di scendere e gli è stato risposto che i loro mezzi comunque dovevano rimanere imbarcati».

«Eravamo partiti da poco, forse da 15,20 minuti, e stavo aspettando che assegnassero a me e mio marito la cabina – racconta Serena Cara – Ho sentito un rumore come se raschiasse qualcosa e una vibrazione. Poi, come una virata. Noi non abbiamo visto nulla ma un camionista che era sul ponte è stato testimone insieme ad altre persone della piccola collisione col cargo. La nave è ritornata in porto con il rimorchiatore. Dopo un po’ è salita a bordo la guardia costiera di Livorno che ci ha dato qualche informazione. Prima che la nave ripartisse sono state controllate le fiancate con i battelli. Al di là dell’incidente – lamentano la donna e il marito – è stata sconcertante la mancata gestione dell’assistenza dei passeggeri da parte della compagnia».

A bordo si sono vissuti attimi di panico e di grande tensione. «Ho visto il soffitto del bar vibrare, personalmente non ho avuto paura ma c’era molta gente che voleva scendere, non voleva più viaggiare su quella nave», raccontano Mirella e Loredana, di Oschiri, mentre si allontanano a passi veloci dalla banchina dell’Isola Bianca. Loro, in realtà, avevano prenotato con la Moby. «Ma arrivati in porto ci siamo ritrovate la nave della Tirrenia», dicono. Raccontano di aver parlato con due ragazzi che erano sul ponte. «Ci hanno detto che stavano guardando la nave mentre faceva le manovre per uscire dal porto e che a un certo punto il nostro traghetto e il cargo che era ormeggiato in un molo erano vicinissimi finché non si sono toccati». Roberto Locci di Villamar lavorava al computer quando è cominciato il trambusto. «Non ho sentito nessun boato, non mi sono accorto di nulla – dice – ma ho visto
che c’era tanta gente agitata, persone che parlavano animatamente col personale di bordo e poi con la guardia costiera, scene di panico. Una signora è stata male e sono arrivati i medici del 118 che poi l’hanno portata via. Sentivo puzza di benzina».

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