Il suicidio della 22enne: tabulati telefonici ai raggi x

La barista di Porto Torres aveva già comprato i biglietti per rientrare a casa

PORTO TORRES. Aveva già acquistato il biglietto di ritorno per il traghetto e anche per l’autobus. Il pensiero, dunque, era quello di trascorrere qualche giorno alla Maddalena a casa della sua amica e poi rientrare a casa. È un particolare non secondario quello che trapela dal riserbo sulla vicenda della morte della ragazza di 22 anni di Porto Torres che nella notte tra sabato e domenica si sarebbe tolta la vita nell’abitazione dove era ospite da venerdì. Qualcosa, dunque, deve essere successa nelle ultime ore: un fatto grave, magari una telefonata, un messaggio o altro. Un evento che ha spaventato la 22enne al punto da farle prendere una decisione così terribile.

Resta un mistero fitto sulla scomparsa della giovanissima barista e sulla vicenda c’è l’attenzione delle due Procure di Sassari e di Tempio. Proprio il procuratore capo di Tempio Gianluigi Dettori ha aperto un “fascicolo per atti relativi” alla tragedia della Maddalena. Non ci sono indagati al momento e la fase è particolarmente delicata perché i carabinieri del nucleo operativo del Reparto territoriale di Olbia (che hanno agito in collaborazione con i colleghi della Maddalena) hanno già consegnato un primo rapporto. L’obiettivo è quello di verificare se è ravvisabile il reato di induzione al suicidio. Anche il procuratore capo della Repubblica di Sassari Gianni Caria segue direttamente la vicenda. Nessun pronunciamento ufficiale, anche se si intuisce che deve esserci un nesso tra la storia della rapina raccontata dalla ragazza e la tragedia avvenuta poi alla Maddalena. La Procura Sassarese procede sulla base degli elementi messi insieme dai carabinieri della compagnia di Porto Torres guidati dal capitano Romolo Mastrolia. Quella rapina misteriosa, raccontata e forse un po’ aggiustata per fare emergere la sparizione dei soldi (circa mille euro) che pare fossero i risparmi delle mance della ragazza e dei colleghi del bar, resta la base di partenza. Perché sono spariti i soldi? E a chi sono andati? C’è qualcuno che sa realmente come si sono sviluppati i fatti?

Di certo la ragazza non aveva debiti, l’affitto dell’abitazione dove viveva autonomamente era stato pagato regolarmente. E anche il viaggio che aveva fatto in Irlanda con alcuni amici “storici” non aveva fatto emergere niente di particolare. Anzi, era stato prenotato da mesi. Tutto a posto, quindi.

E allora cosa è successo? Se lo chiede la famiglia della ragazza che vuole conoscere la verità, ma anche gli amici di sempre, quelli con i quali la 22enne era cresciuta e che rifiutano la tesi del suicidio. Il sospetto è che sia capitato qualcosa di grave prima, che la ragazza abbia avuto paura senza riuscire a confidare a nessuno le sue difficoltà.

Le indagini serviranno a chiarire il mistero. È una esigenza prioritaria perché di mezzo c’è la vita spezzata di una brava ragazza, con tanti amici, benvoluta da tutti, sempre gentile e disponibile. Oggi potrebbero essere assegnate le prime deleghe per la perizia del medico legale, e anche per altri riscontri importanti che dovrebbero riguardare i tabulati del telefonino utilizzato dalla ragazza.

Si lavora con discrezione, come si fa quando le prime indagini fanno ritenere o quantomeno dubitare che la morte possa essere conseguenza di un reato. Rapina e suicidio per ora restano su due fascicoli distinti, ma gli investigatori si stanno parlando tra loro e anche le Procure stanno confrontando gli elementi raccolti.

Resta la tristezza per una tragedia
assurda, per quei segnali di difficoltà che forse non sono arrivati a destinazione. Ma anche la rabbia, perché - come spesso accade in questi casi - c’è troppa gente che vuole sapere poca disponibile a capire che c’è una vittima. E aveva solo 22 anni.

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