Dna dei sardi, il garante: «Non revocate i consensi»

Antonello Soro al convegno dedicato al nuovo regolamento sui dati personali Decreto sulle intercettazioni: «Non ci sono bavagli». Ma è scontro con la Fnsi

CAGLIARI. Intercettazioni, privacy e libertà di informare e sapere. Pomo della discordia la parola bavaglio. Facile scontrarsi. E infatti è scontro. Da una parte il garante per la protezione dei dati personali Antonello Soro. Dall'altra il segretario nazionale della Federazione nazionale della stampa (Fnsi), Raffaele Lorusso. Di mezzo c'è il nuovo decreto sulle intercettazioni. «L'istituto dell'intercettazione – ha detto Soro ieri a margine di un convegno sul nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati – non è stato pensato per i giornalisti, ma per il magistrato inquirente. Purtroppo c'è stato un abuso per cui adesso anche una modesta misura di cautela viene interpretata come un bavaglio, è un'enorme sciocchezza». Immediata la reazione dell'Fnsi: «È singolare – ha replicato Lorusso – che il presidente dell’Autorità garante della privacy definisca sciocchezze quelle che in realtà sono principi più volte stabiliti dalla Corte europea dei diritti dell'uomo in tema di pubblicazione di notizie coperte da segreto. Evidentemente non ha mai letto una sentenza della Corte di Strasburgo». Controreplica: «Mai espresso – ha detto Soro – apprezzamento per alcuna nuova fattispecie penale volta a sanzionare (peraltro con la reclusione) la diffusione di conversazioni, contenute in atti d'indagine, ritenute irrilevanti ai fini del procedimento. Il mio apprezzamento era rivolto alle misure di cautela introdotte dal decreto per limitare l'ingresso, nel fascicolo processuale, di conversazioni ritenute irrilevanti, in particolare se contenenti dati sensibili». Tema centrale del convegno, organizzato da Privacy Italia, in collaborazione con la Federazione relazioni pubbliche italiana (Ferpi) e sostenuto da Fondazione di Sardegna e Fondazione Cariplo, il conto alla rovescia sull'entrata in vigore, il 25 maggio 2018, del Regolamento europeo sulla protezione dei dati. «È una cornice giuridica – ha detto Soro – che vale in tutta Europa, sovraordinata a tutte le norme nazionali e rappresenta un cambiamento di prospettiva: saranno i titolari del trattamento dei dati a doversi organizzarsi per rispettare la legge e l'autorità controllerà il rispetto delle norme anche attraverso un sistema sanzionatorio importante che arriva sino a 20 milioni e al 4% del fatturato lordo globale». Regione pronta alla sfida: «Trasparenza e protezione dei dati sensibili – ha detto il presidente Francesco Pigliaru – bisogna equilibrare bene questi due elementi. La Sardegna è tra le prime regioni per connessioni internet e stiamo portando la banda larga in tutte le scuole. Ci stiamo muovendo nella direzione giusta: nel 2016 il garante ha espresso parere favorevole sul testo dei registri tumori. Dopo il 25 maggio 2018 la giunta adotterà le linee di indirizzo massima velocità e determinazione». Una battuta anche su privacy e disponibilità del Dna sul caso Ogliastra: «Fino a quando non verrà offerta la possibilità di essere informati e
di confermare o meno il consenso, o di revocarlo se lo ritengono – ha detto Soro – io mi auguro che nessuno revochi il consenso perché si sono create le condizioni che consentono non solo di continuare ma anche di implementare quella ricerca, ma dentro la legge e non fuori dalla legge».

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