Copagri attacca sul bando la procedura è irregolare

Ricevute in commissione regionale attività produttive le organizzazioni agricole Tutti col Consorzio che ha perso i diritti finiti nelle mani di una società emiliana

CAGLIARI. Dopo aver sentito i rappresentanti del Consorzio sardo Grano Cappelli sulla vicenda dei diritti di certificazione sulla varietà di cereale passati nella mani della bolognese Sis, la quinta commissione regionale “Attività produttive” del Consiglio regionale ha ricevuto ieri le organizzazioni agricole: l’obiettivo è farsi un’idea più precisa di una vertenza che sta bloccando una filiera sana, sviluppatasi in decenni di lavoro e cui fanno riferimento un centinaio di aziende isolane. L’obiettivo dichiarato, ha detto al termine dell’audizione il presidente della commissione, Luigi Lotto è «garantire maggiore rimuneratività agli agricoltori e tutelare i percorsi di filiera»

Nessun conflitto di interessi. Efisio Perra vicepresidente regionale di Coldiretti smentisce conflitti di interessi nella vicenda vista il duplice ruolo del suo vicepresidente nazionale Mauro Tonello, presidente della stessa Sis. Afferma che «Sis è di proprietà degli agricoltori, il suo obiettivo è garantire redditività a chi coltiva il grano. Per questo chiede che il prodotto da ammasso venga pagato almeno 60 euro al quintale, 80 per quello biologico (attualmente i prezzi sono di 45-55 e 60-70). Perra rileva che «le condizioni di mercato oggi sono cambiate» rispetto a quando la Selet di Santino Accalai 30 anni fa ha iniziato a riscoprire il Cappelli rilanciandolo. «Occorre trovare una soluzione che metta d’accordo tutti gli interessi in campo. Per questo abbiamo favorito un incontro tra la Sis e il Consorzionel quale, però, non si è riusciti a trovare un accordo. Noi continuiamo a lavorare perché non venga disperso il patrimonio di conoscenze ed esperienze sviluppato in Sardegna». Ma l’impressione è che si vada verso lo scontro: i consorziati accusano Sis di bloccare una filiera che funzionava pur di piegarla ai propri interessi.

Richiesta di accesso agli atti. Più vicino alle posizioni del Consorzio è invece il direttore di Copagri Pietro Tandeddu che a nome di Agrinsieme (che comprende anche Cia e Confagricoltura) ha invocato chiarezza sulle procedure di assegnazione del bando per la certificazione del seme a Sis. «Si è trattato di una procedura impropria – ha affermato Tandeddu – Crea ha puntato su una semplice manifestazione di interesse. Non erano infatti richiesti requisiti particolari né si assegnava priorità ai soggetti con esperienza pluriennale nel settore come accade in tutti i bandi pubblici. Proprio per questo motivo è stata presentata una richiesta di accesso agli atti e annunciato un ricorso e sulla vicenda ci sono iniziative parlamentari a vari livelli». Tandeddu ha ricordato l’aumento sensibile delle royalties nella manifestazione di interesse Crea («è un ente pubblico vigilato dal Ministero dell’agricoltura, non può speculare sul prodotto come qualsiasi ente privato») e la scarsa trasparenza del bando, chiedendo alla commissione di «intervenire con un atto formale (risoluzione o mozione) per difendere una realtà nata in Sardegna e che vorremmo rimanesse nell’isola».

Trattativa saltata. Il direttore regionale di Coldiretti Luca Saba: «Noi abbiamo avanzato una proposta per un progetto di commercializzazione del grano tra Sis e Selet, con quest’ultima autorizzata a trattare con i propri produttori a condizione che si pagassero almeno 60 euro a quintale. Selet proponeva di meno, su questo punto è saltata la trattativa». E afferma che «c’è l’impegno da parte di Sis a ritirare tutto il grano prodotto a 60 euro a quintale».

Libertà di vendere. Preoccupazione per il mantenimento di una filiera sarda ha espresso Martino Scanu, presidente sardo Cia. Fabrizio Anedda (gruppo misto), ha difeso il diritto degli agricoltori di rivendere il grano a chi gli pare, ovvero ai trasformatori sardi: «Solo così si garantisce la qualità del prodotto». Per Piero Comandini (Pd) deve essere fatto
ogni sforzo per favorire il dialogo: «Sis presenti una proposta scritta – ha detto –, il nostro interesse è che venga tutelata la filiera sarda. Serve un accordo che leghi la produzione al territorio». Ora tocca alla Sis essere ascoltata dalla commissione.

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