Processato per aver pescato una cernia più piccola del consentito

Pesce più corto di 8 centimetri: multa da 300 euro cancellata dopo quasi due anni 

CAGLIARI. Attenzione a non sbagliare la misura di un pesce, l’errore potrebbe costare anni di guai giudiziari. È capitato a un medico cinquantenne cagliaritano che ad agosto del 2016, in vacanza a Carloforte, ha sottovalutato la stazza di una cernia. Conseguenza: sequestro del pesce, denuncia e decreto penale di condanna. Per venir fuori da questa singolare avventura il professionista appassionato di pesca subacquea ha dovuto ingaggiare un avvocato e affrontare il giudizio d’appello, in cui è stato finalmente assolto. La vicenda è unica nella pur ampia casistica dei processi inutili: erano le sette del mattino nel mare azzurro dell’isola di San Pietro e il medico sguazzava in un’apprezzabile apnea a quindici metri di profondità, quando d’improvviso s’è trovato di fronte al muso inconfondibile e vagamente triste di una cernia.

La legge della comunità europea stabilisce che per considerare quella specie una preda possibile deve aver raggiunto almeno la lunghezza di 45 centimetri. È una norma giusta e civile, serve a prevenire i massacri indiscriminati di pesci nella fase della crescita. Solo che contrasta con la legge regionale sarda, che indica il limite in 30 centimetri. Fatto sta che il medico ha sparato col suo fucile e ha centrato l’esemplare, portandoselo in superficie. Dove circa quattr’ore dopo ha trovato ad aspettarlo una motovedetta della Guardia di Finanza. Rapido dialogo a distanza e subito la richiesta di mostrare il pescato: la pregiatissima preda misurava 37 centimetri, otto in meno del limite di legge.

Sequestrata la cernia e identificato il pescatore, il rapporto delle Fiamme Gialle ha viaggiato per uffici finché è finito sulla scrivania del sostituto procuratore Emanuele Secci, che il 3 novembre 2016 ha chiesto e ottenuto dal gip un decreto penale di condanna a 300 euro di ammenda per la violazione dell’articolo 15 della legge 963 del 1965, una contravvenzione. Non restava che ricorrere in appello all’ufficio del gip e ieri, accogliendo la tesi dell’avvocato Luigi Porcella, è arrivata l’assoluzione del pescatore perché il giudice Cristina Ornano ha definito la cattura della giovane cernia “errore scusabile

sulla legge extrapenale”. In altre parole il magistrato ha creduto al racconto del medico, che non avendo nella dotazione da sub un apparecchio di misurazione ha calcolato male la misura del pesce e lo ha colpito in perfetta buona fede.

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