Minacce all’avvocato: «Vuoi vivere o morire?»

Nuoro, intimidazioni su Facebook contro il difensore di Alberto Cubeddu

NUORO. «Ma questo avvocato vuole vivere o morire?». Le minacce rivolte all’avvocato Mattia Doneddu, difensore di Alberto Cubeddu, pesano come un macigno e cadono nell’aula della Corte d’assise di Nuoro, dove è in corso il processo ad Alberto Cubeddu, 21 anni di Ozieri, imputato in concorso con il cugino Paolo Pinna, 18 anni, dell’omicidio di Gianluca Monni, 18 anni, assassinato a Orune l’8 maggio 2015, e della scomparsa-delitto di Stefano Masala, 30 anni, svanito nel nulla la sera precedente, il 7 maggio a Nule. «Ci vuole coraggio a dire certe cose in aula». E ancora: «Hai perso l’occasione per stare zitta». Per finire con quelle lapidarie parole che hanno scosso l’aula. Minacce che hanno fatto la loro comparsa sul gruppo Facebook “Vogliamo Stefano a casa”, aperto dalla famiglia Masala nei giorni successivi alla scomparsa del loro caro e arrivato col passare del tempo a oltre 8500 iscritti, che si affastellano con le tensioni di un processo che affonda le radici nel dolore per la tragica scomparsa di 2 giovani.

L’udienza per il duplice omicidio ieri mattina si è aperta con l’inattesa dichiarazione dell’avvocato Mattia Doneddu difensore di Alberto Cubeddu, il giovane di Ozieri alla sbarra in corte d’Assise per i due delitti, che ha denunciato di essere stata minacciata. Doneddu componente del collegio difensivo di Cubeddu ha preso la parola: «Mio malgrado mi vedo costretta a denunciare le minacce che hanno seguito l’udienza del 19 ottobre».Minacce più o meno velate, rivolte al legale in italiano e in sardo e impresse per sempre nel web. Commenti letti di fronte alla corte in un’atmosfera satura di tensione. Tensione che si respirava anche poco prima dell’ingresso della corte, quando il bisbigliare sommesso tra avvocati difensori, legali di parte civile e pubblica accusa, non faceva presagire nulla di buono. L’avvocato Doneddu ha mostrato gli screenshot del gruppo che sono stati acquisiti dalla corte presieduta dal presidente Giorgio Cannas. Il difensore ha incassato la solidarietà del collega di difesa Patrizio Rovelli, del pm Andrea Vacca e degli avvocati Caterina Zoroddu. Margherita Baragliu, Angelo Magliocchetti, Rinaldo Lai e Antonello Cao, che assistono i familiari di Masala e Monni ma anche del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Sassari, foro della Doneddu, che esprime «completa vicinanza e solidarietà».

«Attaccare così un difensore che assolve al proprio dovere nel processo, è inammissibile» fa sapere il presidente del Consiglio Mariano Mameli che auspica il sereno svolgimento del processo. Che, dopo la denuncia di Doneddu, si è svolto regolarmente. Ha inaugurato la lunga mattinata di deposizioni una commessa di Nule, ed ancora hanno deposto lo zio del giovane scomparso alla vigilia dell’omicidio di Monni, un agente del corpo forestale e il maresciallo dei carabinieri comandante della stazione di Nuoro. Sul banco dei testimoni anche Giampiero Lai. Una testimonianza piena zeppa di contraddizioni e “non ricordo” quella di Lai, gestore del bar Planet di Nule, abituale luogo di ritrovo per i giovani nulesi dove furono in tanti a vedere per l’ultima volta Stefano.

Questa ed altre circostanze sono finite al vaglio del tribunale dei minorenni che ha condannato Paolo Pinna, allora
17enne per aver ucciso a fucilate lo studente orunese, un anno più grande di lui e poche ore prima di Monni, Stefano Masala perché la sua auto serviva per l’agguato. Insieme al cugino Alberto Cubeddu. Il processo riprenderà il 30 novembre prossimo con l’esame di 14 persone.



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