Don Cannavera: «Il carcere minorile deve essere abolito»

Il sacerdote è stato nominato commendatore da Mattarella: mi hanno chiamato dal Quirinale e ho pensato a uno scherzo

SERDIANA. Don Ettore Cannavera, fondatore della comunità per minori La Collina, è stato nominato commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, assieme ad altri 29 italiani che si sono distinti per impegno sociale o culturale, gesti di coraggio o di grande rilevanza morale. Lo ha saputo sabato mattina con una telefonata dalla presidenza della Repubblica che lo avvertiva, anche, dell’imminente arrivo di una troupe televisiva di Raitre per una prima intervista. Nella pace della comunità, costruita fuori Serdiana proprio sulla sommità di una collina, don Ettore sorride e racconta: «Mi ha telefonato il segretario della presidenza della Repubblica. Ho pensato a uno scherzo, non avevo mai ricevuto una telefonata così. Sono contento, certo, anche se è ovvio che il premio non è per me, è un riconoscimento al lavoro con i ragazzi che hanno commesso reati e non vanno in carcere. Bisogna far capire che devianti non si nasce, ma si diventa. Guardate il Papa, dovunque vada vuole incontrare i detenuti. Ci sono responsabilità degli adulti se un ragazzino realizza se stesso nella devianza, e allora, un bambino che è stato privato del diritto all’educazione, quando è ragazzino lo priviamo anche della libertà?». Per rispondere a questa domanda, don Cannavera nel 1993 fondò la comunità. Si rivolse al presidente del Tribunale per i minori, il dottor Gianluigi Ferrero, che avallò il progetto. Ma don Ettore non l’ha sempre pensata così: «Quando ero in seminario - ricorda - anch’io credevo che il carcere per i minori fosse necessario. Ho cambiato idea andando all’istituto minorile, nel contatto con i ragazzi. Li vedevo entrare con strafottenza e poi, quando li andavo a trovare in cella, scoprivo esseri fragili e molto spaventati. Ho iniziato a leggere e a studiare. L’istituto minorile è un po più vivibile, ma nel carcere per adulti si diventa delinquenti. In comunità prendo sempre i ragazzi con condanne lunghe proprio per evitare che vadano nell’istituto per adulti. Io dico che il carcere minorile deve essere abolito, non c’è in Nicaragua, né in Messico. Il pedagogista brasiliano Paulo Freire dice che educare è pratica di libertà. L’articolo 18 della Costituzione parla di pena (che deve tendere alla rieducazione), non di carcere. Qui, in comunità, si sconta la pena, ci sono regole ferree, se i ragazzi le violano tornano in carcere. E in vent’anni è successo una sola volta. Qui si deve rientrare alle 21, un ragazzo arrivò alle 21.15 e fui io stesso a chiedere al giudice che tornasse in carcere. Mi maledì. Tre mesi dopo mi fece chiamare: aveva capito e, pur potendo uscire, chiese di tornare da noi perché voleva vivere con le nostre regole». Don Ettore 20 anni fa tirò su il primo caseggiato nel terreno di suo padre, per 4 anni andò avanti con i volontari, «poi la Regione riconobbe la validità del progetto e costruì tutto il resto». Non da oggi don Ettore Cannavera sostiene che ci vuole una scuola per genitori: «Ci sono anche i finanziamenti - spiega - in vari paesi della Sardegna stanno cominciando ad avviarle, io dico che anche la Chiesa, nel corso prematrimoniale, dovrebbe garantire un’attività pedagogica e non solo religiosa. Bisogna sostenere i genitori, i bambini hanno bisogno di adulti credibili e non sempre è facile esserlo».

Don Ettore si congeda per andare all’istituto minorile di Quartucciu. Non nasconde che, questo premio, una speranza gliela suscita. Si augura infatti che, dopo il riconoscimento del lavoro coi minori arrivato
dal presidente della Repubblica, anche la burocrazia regionale sia meno lenta nell’erogare i fondi stanziati. I soldi del 2016 sono arrivati con 15 mesi di ritardo, don Ettore ha dovuto bloccare i nuovi arrivi e i ragazzi ammessi dal Tribunale alla sua comunità sono rimasti in carcere.

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