La Sardegna è malata di gioco d'azzardo, bruciati 1,5 miliardi di euro

Cresce la cifra sperperata tra slot, gratta e vinci e lotto. In cura 616 persone. Non c'è una legge regionale, si punta sulla prevenzione. E il fenomeno dilaga

SASSARI. È l'eterno conflitto: da una parte lo Stato che incassa, dall'altra lo stesso Stato che finanzia e incoraggia i progetti per contrastare le ludopatie. Il gioco d'azzardo è un male autorizzato e sempre più diffuso. C'è chi lo definisce un cancro perché è in grado di prosciugare - e distruggere - la vita delle persone, chi invece si accanisce contro i "proibizionisti", quelli che al gioco vogliono imporre paletti rigidi rischiando di compromettere numerosi posti di lavoro. La Regione Piemonte ha scelto la linea dura, libera da compromessi: no alle slot nel raggio di 500 metri da luoghi sensibili, come scuole e ospedali ma anche chiese e stazioni. Il governo non ci sta, perché il taglio porterebbe un danno erariale enorme. Ma la Regione va per la sua strada, forte di una legge che disciplina il gioco d'azzardo. La Sardegna, terra di giocatori e in vetta alle classifiche nazionali per soldi spesi e numero di macchinette, questa legge non ce l'ha. Ha un piano regionale che si interessa della parte legata alla prevenzione e alla cura della patologie provocate dal Gap, il gioco d'azzardo patologico. Ma è una delle poche regioni - le altre sono la Calabria e la Sicilia - a non essersi dotata di

regole proprie sull'argomento, per esempio sui limiti da imporre alla diffusione delle slot.

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