Seven Summits, l’alpinista nuorese Lobina a un passo dall’ultima vetta

Il 5 gennaio affronterà l’ultima delle cime dei sette continenti. Andrà in Antartide, con una temperatura di meno 30, per scalare Monte Vinson

NUORO. Forse non credeva neppure lui, tre anni e mezzo fa quando l’avventura è cominciata, che avrebbe portato a termine un’impresa riuscita ad appena una decina di alpinisti italiani e a neppure trecento sportivi in tutto il mondo. Eppure il traguardo delle Seven Summits, la scalata delle vette più alte dei sette continenti, si avvicina anche per Angelo Lobina, nuorese di 55 anni, il primo sardo ad aver conquistato la cima dell’Everest.

Il 5 gennaio partirà alla volta dell’Antartide per tentare la conquista del Monte Vinson, 4892 metri, a soli 1200 chilometri dal Polo Sud. Una montagna lasciata alla fine del percorso delle sette cime proprio per l’estrema difficoltà, soprattutto logistica, di organizzare una spedizione in uno dei luoghi più remoti e ostili della terra. In quella parte dell’emisfero, ma decisamente più a nord, nell’America Latina, ora c’è la bella stagione, ma l’Antartide è pur sempre il continente più freddo del pianeta, e così l’alpinista nuorese dovrà affrontare temperature attorno ai meno 30 (abitualmente sono attorno ai -60). Una finestra metereologica favorevole (a seconda dei punti di vista, ovviamente), dunque, che si apre ogni anno solo a dicembre e gennaio, e che Lobina ha deciso di prendere al volo per coronare il proprio sogno.

«Il grande freddo sarà un problema, certo – dice Lobina – ma ho già avuto esperienza di temperature proibitive in Alaska, scalando il Monte Denali, e l’estate scorsa affrontando con successo l’Everest. Ciò che più preoccupa in Antartide invece sono le bufere di vento, che possono creare grossi problemi».

Come raggiungerà l’Antartide? «Partirò il 5 gennaio alla volta del Cile, dove mi recherò nella base di Punta Arenas, il luogo dal quale partono i voli per una prima base antartica di nazionalità americana. Da lì prenderò un altro volo che dopo un’ora mi lascerà nel ghiacciaio dove, insieme con altre persone che intendono a loro volta scalare il Monte Vinson, appronteremo un campo base a 2200 metri e costituiremo un gruppo di sette, otto persone, che ancora non conosco. Dovrei essere l’unico italiano. Dal campo base ci muoveremo in cordata, con i nostri carichi da 50 chili nella slitta che ciascuno dovrà trainare. In spalla avrò uno zaino di venti chili. Per arrivare alla vetta dovremo costituire altri tre campi. Poi da lì ci sarà la salita finale».

Quali sono le difficoltà che potrà incontrare nell’affrontare la vetta? «La quota del Monte Vinson non è esagerata, ma l’ascesa non è affatto banale. Il clima è il problema principale da affrontare, per i venti particolarmente forti e insidiosi. Il pericolo maggiore sono appunto le tempeste di vento. Tenga presente che il Polo Sud è ad appena 1200 chilometri. Sarei tentato di raggiungerlo, sarebbe un sogno, ma è un viaggio da organizzare a parte».

Ultimo ma non importanza, il finanziamento dell’impresa. Sinora Angelo Lobina ha provveduto da sé («Quanto ho speso? L’equivalente di una casa al mare», dice con ironia). Ma, a parte l’aiuto di privati e associazioni, dalle istituzioni pubbliche, così prodighe verso le

imprese di altri sportivi, non sono arrivati fondi nonostante le promesse. Non è mai troppo tardi, comunque.

Il 15 dicembre intanto Angelo Lobina invita tutti i cittadini a una festa all’ExMè durante la quale si potrà aiutare l’impresa con una sottoscrizione.
 

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