Magistrati e legali indagati caos al tribunale di Tempio

Martedì gli interrogatori, l’Ordine forense scrive al Csm: «Si rischia la paralisi»

OLBIA. Iniziano martedì a Roma gli interrogatori delle otto persone coinvolte nell’inchiesta sulle aste giudiziarie nel tribunale di Tempio. Nell’elenco magistrati, avvocati, cancellieri e consulenti, tutti accusati di turbativa d’asta, falso e abuso d’ufficio per l’aggiudicazione a prezzo stracciato di una maxi villa a Baia Sardinia di proprietà della società Rebus del defunto imprenditore gallurese Sebastiano Ragnedda.

La posizione più delicata è quella del giudice Alessandro Di Giacomo, per il quale il sostituto procuratore di Roma Stefano Rocco Fava, titolare dell’indagine, aveva richiesto la misura della custodia cautelare in carcere, poi ridotta dal gip Giulia Proto in sospensione per un anno. Di rilievo anche la posizione dell’ex presidente del tribunale di Tempio Francesco Mazzaroppi, uno dei beneficiari dell’asta sospetta e anche, secondo l’accusa, uno dei presunti organizzatori dell’operazione. Poi gli altri indagati: i magistrati Chiara Mazzaroppi e Andrea Schirra, il perito Ermanno Giua, gli avvocati Giuliano Frau e Tomasina Amadori, la cancelliera Francesca Debidda. Per tutti contestazioni pesanti e non è escluso che dopo gli interrogatori a Roma possano scattare altri provvedimenti.

Intanto a Tempio piove sul bagnato. Quella che si è abbattuta sul tribunale è una autentica bufera, alimentata anche dal clamore nazionale che ha suscitato l’inchiesta. Un duro colpo che segue quello causato da un’altra inchiesta clamorosa che l’anno scorso ha coinvolto Vincenzo Cristiano, anche lui magistrato, accusato di corruzione in atti giudiziari. L’opinione pubblica mormora e incalza. I primi a reagire sono gli avvocati. «Siamo preoccupati – dice Paola Gosamo, presidente dell’Ordine forense di Tempio – temiamo la gogna mediatica che fa di tutta l’erba un fascio, quando è ben chiaro che non esiste un “sistema Tempio”, nel senso di un palazzo di giustizia dove il malaffare è la regola. Giudici e avvocati oggi vivono e lavorano con grande disagio sentendo ingiustamente il fiato sul collo dell’opinione pubblica».

A questo proposito, l’Ordine forense sta preparando una lettera da inviare al Csm e al Consiglio giudiziario sardo. Non è la prima volta che le toghe tempiesi fanno sentire la loro voce di protesta, ma questa volta temi e contenuti sono drammatici, da tribunale allo sbando. «La verità – dice Paola Gosamo – è che il tribunale di Tempio oggi si dibatte tra difficoltà insostenibili. Le carenze di personale ormai sono croniche, mancano magistrati e da mesi manca soprattutto un presidente, visto che quello incaricato dovrebbe prendere servizio non prima di febbraio o marzo. Insomma, manca il governo della macchina giudiziaria e così si rischia
la paralisi. I processi si trascinano di rinvio in rinvio, non si riesce a far fronte al lavoro corrente e tanto meno a smaltire quello arretrato. Una lenta agonia che le inchieste giudiziarie hanno solo reso più imbarazzante e dolorosa.

@marcobittau. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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