Il ministro Orlando: «Sospendete il giudice»

Tempio, spunta un altro magistrato indagato: è Elisabetta Carta

TEMPIO. Nel giorno dell’interrogatorio di garanzia del giudice dell’esecuzione del tribunale di Tempio Alessandro Di Giacomo, indagato dalla procura di Roma per turbativa d’asta, falso, abuso d’ufficio e omissione di atti d’ufficio, il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha chiesto al Csm la sospensione obbligatoria dalle funzioni e dallo stipendio del magistrato. Un atto disciplinare conseguente all’interdizione per un anno, disposta dal gip romano Giulia Proto. Intanto, nel tribunale di Tempio sempre più nella bufera, spunta un altro magistrato indagato. Il gip di Roma ieri ha sentito il giudice Elisabetta Carta, sotto inchiesta per rivelazione del segreto d’ufficio in un’indagine collaterale a quella sulle aste pilotate. Sul magistrato, difeso dall’avvocato Ivano Iai, pende una richiesta di interdizione.

Ieri a Roma, assistito dai suoi difensori, gli avvocati Domenico Putzolu e Aurora Masu, Alessandro Di Giacomo ha respinto tutte le accuse e risposto alle domande del gip e del pubblico ministero Stefano Rocco Fava, titolare dell’inchiesta sulle presunte aste pilotate nel tribunale gallurese. Secondo la Procura romana, in concorso con altri magistrati e avvocati – otto indagati in tutto – avrebbe favorito l’aggiudicazione di una lussuosa villa vista mare a Baia Sardinia, appartenuta all’imprenditore arzachenese Sebastiano Ragnedda, a un prezzo di gran lunga inferiore rispetto al valore reale, con l’abbattimento del 25% per la presenza di un occupante che in realtà, era già morto. Atti e documenti alla mano, Di Giacomo ha ribattuto a tutte le contestazioni mosse nei suoi confronti. Oltre due ore davanti al gip per dimostrare di aver agito in maniera regolare e legittima, nell’interesse della procedura. Di aver esercitato i poteri conferiti dalla legge. Ha spiegato che nessun creditore presente all’asta – soggetto che decide se accettare o meno il prezzo decurtato –, si è opposto all’importo. Da qui, la vendita. Un’offerta per persona da nominare, pertanto, al momento dell’aggiudicazione il giudice non conosceva i nomi degli acquirenti. Sempre secondo la difesa, nessuna asta pilotata, dunque, a favore dei magistrati Andrea Schirra e Chiara Mazzaroppi, aggiudicatari dell’immobile, ma, secondo il giudice e il suo difensore, tutto secondo la procedura. Di Giacomo è stato l’unico dei quattro indagati sottoposti a interrogatorio di garanzia ad essere presente ieri a Roma. Il magistrato Andrea Schirra, difeso dall’avvocato Intrieri Cataldo, comparirà oggi davanti al giudice per le indagini preliminari. Anche nei suoi confronti, la procura di Roma ha chiesto l’applicazione della misura interdittiva per un anno. Il gip potrebbe decidere già oggi sul provvedimento. «Al momento posso solo dire che rigettiamo le accuse, argomenteremo davanti al gip – spiega il legale – Schirra si è limitato a fare un’offerta. Mi sembra un’accusa basata su illazioni, c’è poco di provato sulla supposta turbativa d’asta. Si fa riferimento a una perizia che secondo l’accusa conterrebbe particolari non veri tesi a deprezzare l’immobile e a tenere lontano altri acquirenti. Secondo noi non è così. E quella perizia è stata redatta tre anni prima che il mio assistito e sua moglie formulassero la proposta d’acquisto».

Slitta invece all’8 gennaio l’interrogatorio della moglie del magistrato, Chiara Mazzaroppi, figlia dell’ex presidente del tribunale di Tempio Francesco Mazzaroppi, all’ottavo mese di gravidanza. Il suo difensore, l’avvocato Filippo Dinacci ha presentato un certificato medico a causa di una gravidanza a rischio. Il gip ha accolto la richiesta.

Ha rinunciato a farsi interrogare Ermanno Giua, il perito nominato dal tribunale per valutare l’immobile, accusato di falsa perizia, interdetto anche lui per un anno. «Nel respingere fermamente ogni addebito, il mio assistito ha rinunciato a farsi interrogare in quanto era già stato sottoposto a interrogatorio, da lui richiesto, nel quale ritiene di aver fornito ogni chiarimento», spiega il suo difensore, Antonello Desini.
Nei prossimi giorni, il legale depositerà una dettagliata memoria con la richiesta di revoca della misura interdittiva considerata ingiusta e sproporzionata. Giua, infatti, da molto tempo, non svolge più funzioni di consulente tecnico nei tribunali.

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