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Vaccini in forte ritardo le aziende vanno in crisi

A rischio anche i pluripremiati allevamenti di Limousine e Charolaise in Gallura Non sarà possibile movimentare i capi fino a primavera, netto aumento dei costi

ARZACHENA. Il prestigio delle aziende bovine sarde, che hanno nella Gallura un polo di eccellenza in particolare con le razze Limousine e Charolaise, deve fare i conti con il mancato arrivo dei vaccini anti blue tongue inizialmente annunciato per il 15 dicembre. «Abbiamo appreso che le dosi saranno invece disponibili solo a gennaio – annuncia il direttore dell'Aipa, l’Associazione interprovinciale allevatori del nord Sardegna, Campidano e Sulcis, Aldo Luigi Manunta –. Significa che i tempi tecnici non consentiranno di vendere né movimentare i capi sino a primavera, a causa del blocco imposto dalla legge. Ci siamo fatti carico di far arrivare i vaccini più celermente grazie a una convenzione con l’Aia che li fornisce all'Istituto zooprofilattico».

Le due razze di eccellenza Limousine e Charolaise allevate in diverse delle 25 aziende galluresi specializzate detengono un primato nazionale consolidato nel tempo: fiore all'occhiello per l’isola, che conta in tutto 250 allevamenti, ogni anno conquistano il podio delle mostre italiane del settore. Ma anch’esse sono a rischio. «L'indisponibilità dei vaccini nei tempi previsti rischia di ingessare le nostre aziende – afferma Michele Filigheddu, allevatore di Arzachena che da tre lustri gestisce l'azienda di famiglia con alle spalle una storia lunga 40 anni –. Non possiamo vendere i capi a chi alleva razze pure, né a chi li acquista per l'incrocio. Si trattab di un grosso problema, e non solo per chi come noi si occupa di genetica, per migliorare la qualità già prestigiosa di Limousine e Charolaise. Occorre una programmazione condivisa tra associazioni, allevatori e assessorati regionali di agricoltura e sanità».

Sulla stessa lunghezza d'onda Daria Inzaina, Confagricoltura Gallura: «È indispensabile una programmazione annuale regionale per i vaccini – dichiara –. Diverse aziende sono già in ginocchio. I continui ritardi nella somministrazione causano uno stop forzato, tradotto in termini economici significa che in media un allevatore può perdere 80 euro a capo commercializzato. E non solo perché non si può esportare nella penisola nei tempi pattuiti. A incidere infatti è anche la siccità, sempre più frequente, a causa della quale ogni azienda è costretta a mantenere più tempo gli animali importando dalla penisola balle di fieno, pagate a prezzi elevati, in media 34 euro».

Per decisione del ministero della salute, inoltre, da quest'anno i vaccini per i bovini non sono più gratuiti ma a carico dell'allevatore, in quanto considerati “solo” portatori della lingua blu. Ulteriore ostacolo: sono costretti ad acquistare un quantitativo minimo di 50 dosi. Ìl vicepresidente della Confederazione italiana agricoltori (Cia), Michele Orecchioni: «A questo proposito sarà utile il progetto di creare una rete di allevatori, grazie al quale si potrà evitare che vengano sprecate dosi: quasi sempre in ogni azienda ne vengono somministrate solo una ventina. Quanto alla siccità, problema ormai ciclico, non servono i soli indennizzi agli allevatori. L'assessorato regionale ai lavori pubblici deve programmare una serie di interventi per potenziare fiumi e bacini come quello
del Liscia, garantendo così approvvigionamenti a uso irriguo».

Il prossimo anno Ozieri sarà la capitale del settore bovino grazie all'organizzazione della mostra nazionale delle razze Limousine e Charolaise. «Un motivo in più – afferma Filigheddu – per sbloccare l'empasse».

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