Il giudice: perizia psichiatrica per Pinna

Accolta la richiesta dei legali del 19enne di Nule condannato a 20 anni per gli omicidi Monni e Masala

CAGLIARI. Perizia psichiatrica per Paolo Pinna, il 19enne condannato a 20 anni di reclusione (in primo grado e in appello) per gli omicidi dello studente di Orune Gianluca Monni, 19 anni, e per il 30enne di Nule Stefano Masala. Finora la richiesta dei legali del giovane era stata rigettata dai giudici, ma ieri mattina in tribunale a Cagliari - nell’udienza nella quale è comparso Paolo Pinna imputato del reato di evasione dal carcere minorile di Quartucciu - l’avvocato Angelo Merlini ha chiesto il rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica. E il giudice ha accolto la richiesta affidando l’incarico al dottor Milia del “Santissima Annunziata” di Cagliari.

Paolo Pinna, quindi, verrà sottoposto a perizia psichiatrica e i risultati potrebbero avere rilevanza anche nelle altre situazioni più gravi nelle quali il 19enne di Nule è coinvolto. Quindi ben al di là dell’evasione dal carcere minorile di Quartucciu, dal quale Paolo Pinna si era allontanato il 9 agosto.

«Io volevo uccidermi, non ce la facevo più a stare in quel posto. Passavo intere giornate da solo e se avevo bisogno di parlare con qualcuno potevo farlo solo con un agente della polizia penitenziaria. Ma mica tutti ti ascoltano...». Questo il racconto fatto dal giovane davanti al giudice che doveva convalidare l’arresto subito dopo la cattura avvenuta all’interno di una chiesa di Maracalagonis dove era arrivato chiedendo un passaggio a un automobilista incontrato in una stradina di campagna.

Una fuga durata poco meno di due ore e resa possibile grazie a una scala che gli aveva permesso di scavalcare il muro di cinta del carcere. Dopo il salto Paolo Pinna era caduto sull’asfalto e si era lesionato un orecchio.

Dopo la condanna in primo grado a 20 anni di reclusione, Paolo Pinna si è visto confermare la pena anche in appello, il 5 dicembre scorso a Sassari. Secondo i giudici fu lui a uccidere Gianluca Monni l’8 maggio del 2015 a Orune con tre fucilate nella via principale del paese mentre aspettava il pullman per andare a scuola. Stefano Masala, invece, la cui auto secondo gli inquirenti è stata usata dai killer per l’omicidio e trovata poi bruciata nelle campagne di Pattada, sarebbe stato ucciso perché nessuno potesse raccontare la verità. Secondo l’accusa, Masala, di cui non è stato mai trovato il corpo, sarebbe stato ucciso da Pinna la sera del 7 maggio. Il giovane di Nule aveva bisogno di una macchina e non avrebbe esitato a uccidere il compaesano per servirsi della sua Opel e far ricadere la colpa su di lui.

L’altro imputato per i delitti di Orune e Nule è Alberto Cubeddu, 22enne di Ozieri, cugino di Paolo Pinna, attualmente sotto processo a Nuoro. Proprio nei giorni
scorsi il giovane durante l’udienza è stato affrontato in aula da un testimone - cugino di Stefano Masala - che si è girato verso l’imputato accusato di entrambi gli omicidi, e guardandolo negli occhi ha urlato: «Devi dire dov’è Stefano». (g.b.)

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