Ecologia e innovazione nel futuro dell’industria

Alcoa riparte mentre si attende il metano: strategie e opinioni a confronto

SASSARI. Se fosse solo una storia di Natale, arriverebbe dall’immaginazione di un maestro della prosa. Uno alla Charles Dickens, giusto per fare un esempio. Perché vedere la fiamma della speranza degli operai dell’Alcoa che riprende vigore poco prima della notte de chelu sembra quasi un artificio letterario. Il classico lieto fine di una novella natalizia. Invece, fuori dal tunnel che per nove anni ha oscurato i pensieri dei lavoratori ci sono figure concrete, autorevoli e rassicuranti. Certo, non è la prima volta che i politici promettono di alleviare le sofferenze dell’Alcoa. Ci hanno provato in tanti ma questa volta sembra che ci sia qualcosa in più perché la visita del ministro Calenda, ma soprattutto i suoi annunci, pare aver fornito le coordinate per impostare il navigatore dell’Alcoa verso la rinascita.

La Regione. Se gli operai hanno accolto le parole del ministro dello Sviluppo economico, l’assessora regionale dell’industria, Maria Grazia Piras, è sulla sua stessa lunghezza d’onda: «Condivido l’idea del rilancio perché la Sardegna può e deve sviluppare la sua parte industriale – spiega l’assessora – perché purtroppo non si può vivere solamente di turismo e agricoltura. Anche l’industria pesante deve avere la sua parte, soprattutto adesso che tutti sono più attenti al rispetto dell’ambiente e che ci sono controlli molto più frequenti». Nelle idee di Maria Grazia Piras c’è una condizione irrinunciabile: «Ma deve essere un’industria sostenibile, anche quella pesante. Se rispetteremo questa discriminante sono sicura che la produzione di alluminio e la lavorazione delle materie prime contribuiranno a garantire un ruolo importante per la Sardegna e per tutta l’Italia anche all’interno dell’Unione europea». E, a quanto pare, non è Natale solo per gli operai del Sulcis. L’assessora, infatti, sta preparando un regalo anche per l’area di Fiume Santo: «Stiamo trattando con l’Eni, ne abbiamo parlato qualche giorno fa e ne riparleremo subito dopo le feste. È un settore troppo importante e quella della chimica verde è una partita da chiudere appena possibile». Ma il futuro dell’industria è un progetto più articolato: «Abbiamo puntato forte sull’internazionalizzazione dell’agroalimentare, sulle fonti energetiche rinnovabili e sostentiamo l’industria delle telecomunicazioni. Poi ci sono le fabbriche da rilanciare come quelle di Porto Torres, quelle dell’area di Ottana. E la Keller. Si tratta di attività legate al costo dell’energia e con l’arrivo del metano abbiamo costruito i presupposti per stimolare gli investimenti. Le industrie, prima, fallivano anche perché i costi energetici erano troppo alti. Abbiamo dato una scossa perché è questo il nostro compito e perché lavoriamo per creare le condizioni che permettano alle aziende di lavorare a costi vantaggiosi».

L’opposizione. Forse è lo spirito natalizio che ci ha messo lo zampino. Anche gli avversai politici sembrano convinti che questa volta, perlomeno per l’Alcoa, possa essere quella buona: «Apprezziamo che il ministro abbia mantenuto la parola e sia venuto nel Sulcis – spiega Pietro Pittalis, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale –, e se ci ha messo la faccia, forse possiamo davvero sperare che questa possa essere la soluzione giusta per gli operai». L’attacco arriva quando il discorso diventa politico: «Certo che è difficile capire come passa fare il Pd ad andare avanti con tutte le sue contraddizioni – aggiunge Pittalis –. In Puglia agisce in un modo, in Sardegna in un altro. Ma adesso l’unica cosa che conta è che arrivino risposte in grado di tutelare i lavoratori». La tregua di Natale scade quando si parla dei propositi per il futuro perché Pittalis, questa volta, è critico: «L’industria pesante è da riconsiderare. Occorre puntare su una nuova politica industriale che sia in grado di salvaguardare l’esistente ma che, contemporaneamente, possa scommettere sulle riconversioni, che in certi casi sono necessarie, ma anche sull’agroalimentare e sulla zootecnia, due eccellenze su cui dobbiamo puntare. E, questo sia chiaro, non vogliamo che si ripetano gli esempi del passato che hanno portato alla desertificazione di alcuni territori dopo la fine del sogno industriale». E proprio dalle aree “desertificate” si dovrebbe iniziare la scalata verso il ritorno alla normalità: «Per ripartire, mi riferisco a Porto
Torres e a Ottana, servono gli investitori. E purtroppo non è facile trovarli anche perché paghiamo il prezzo dell’insularità che evita di rendere competitiva la Sardegna – conclude Pittalis – . Certo, il metano può essere una risorsa che può cambiare il futuro dell’isola».



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