Insetti a tavola, i sardi apripista in Occidente grazie al gustoso “casu marzu”

Basta spalmare un po’ di formaggio coi vermi sul pane carasau e il pasto è servito con tanto di larve di una mosca necrofaga

ORISTANO. Non c’è comunque bisogno di andar troppo lontano per indagare sui popoli divoratori d’insetti. Basta spalmare un po’ di casu marzu sul pane carasau e il pasto è servito con tanto di larve di una mosca necrofaga, la Piophila casei capace di svilupparsi su vari substrati di origine animale, cadaveri inclusi. Non esattamente un bel vedere, ma tanti palati hanno dimostrato di gradire. «Noi sardi possiamo definirci antesignani dell’entomofagia – dice l’entomologo Ignazio Floris –. Inserendo in un motore di ricerca della rete le parole “casu marzu” si trovano 405mila risposte. Il formaggio coi vermi è inserito persino in qualche sito straniero nella top ten delle “disgustose prelibatezza” a livello mondiale».

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Forse è proprio per questo che i sardi se lo tengono ben stretto e in fondo non si preoccupano troppo della questione della commercializzazione che però ora potrebbe andare incontro a nuovi e remunerativi scenari grazie alle nuove normative. Ma se i mangiatori di formaggio marcio sanno benissimo quel che si mettono in bocca, chiunque altro si appresti a consumare un pasto qualunque è meglio che sappia che sta ingerendo almeno una minima quantità di insetti.

«Non è nemmeno una novità nutrirsi, più o meno regolarmente e più o meno consapevolmente, di qualche frammento di insetto incluso negli alimenti convenzionali – prosegue il docente –. Lo attestano le statistiche dell’Istituto Superiore della Sanità che operando controlli periodici sugli alimenti in merito alla presenza di impurità di origine entomatica, ha trovato che in una percentuale significativa di alimenti analizzati, tra i quali la pasta, gli sfarinati, i funghi secchi, il riso, i legumi si trovano residui di insetti, più in generale di artropodi responsabili dei danni a questi prodotti in fase di immagazzinamento o lavorazione. Dunque gli insetti seppure in forma subdola e limitatissima rientrano già nella nostra dieta, anche in quella di coloro che per scelta etica o dietetica rifuggono dagli alimenti di origine animale. D’altra parte molti sostengono che la questione sia puramente culturale più che sostanziale: la ripugnanza verso gli insetti rende questi animali meno graditi per l’alimentazione anche se molto pregiati sotto il profilo nutrizionale. Ma sono davvero meno ripugnanti di altri animali di cui ci cibiamo, ad esempio lumache, rane, molluschi vari? Per non parlare dei prelibati e tanto graditi crostacei come gamberi e aragoste, che zoologicamente e morfologicamente sono molto simili a certi insetti». (e.c.)
 

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