Crac demografico in Sardegna: sempre più vuota e vecchia

L’assessore Arru: «Aiutiamo le giovani coppie. Indispensabili gli stranieri»

SASSARI. Sempre più vuota e vecchia. La Sardegna sembra destinata a diventare un’isola fantasma. Almeno a leggere gli ultimi dati del profilo demografico dell’isola. A gennaio del 2017 i sardi erano 1,6 milioni. Dato in costante calo e tenuto in equilibrio solo dai 50mila stranieri che vivono in Sardegna.

Ma se il presente preoccupa, il futuro è una sorsata di pessimismo. L’isola è ultima in Italia per tasso di fecondità. In Sardegna mille donne generano 1007 figli, la media italiana è 1340. È densamente spopolata al suo interno, in Provincia di Nuoro ci sono 37 abitanti per chilometro quadrato. La Sardegna ha anche un altro primato, uno dei più alti indici di vecchiaia. Ci sono 195 ultrasessantacinquenni ogni 100 under 15.

Arru. Senza questi dati è impossibile comprendere il ragionamento dell’assessore alla Sanità Luigi Arru. L’esponente della giunta è finito nelle bufera per alcune sue dichiarazioni sullo spopolamento, cerca di chiarire ancora meglio il suo ragionamento che parte proprio dai dati sul bilancio demografico drammatico della Sardegna. «La mia preoccupazione politica è stata dall'inizio della legislatura lo spopolamento – dice Arru –, in particolare delle zone interne. E con particolare attenzione ai tassi di invecchiamento e denatalità. Per affrontarli, abbiamo documentato il problema. I direttori generali dell'assessorato hanno questi punti come obiettivi amministrativi da declinare in azioni pratiche con ogni atto possibile. Ci siamo documentati con la lettura di documenti di demografi che in sintesi ci dicono che le dinamiche, i numeri delle popolazioni sono legati alle nascite, alle morti e al movimento delle persone: popolazioni, in entrata e in uscita».

La famiglia al centro. Arru risponde anche ad alcune accuse un po’ grossolane e strumentali che gli sono cadute addosso. «Non ho mai pensato di riempire una nave di migranti, deportarli per sostituire un popolo con un altro. Come politico che ha incarichi di governo ho proposto azioni per contrastare questi fenomeni. Abbiamo firmato un accordo con la Provincia autonoma di Trento, per condividere alcune buone pratiche a sostegno della famiglia, della natalità, della maternità. E in particolare della genitorialità. Perché un progetto di vita richiede la collaborazione della coppia nell’accudire un bambino. La donna, la coppia devono essere sostenuti nella libera scelta di come, quando procreare. Ci devono essere servizi, e un’organizzazione del lavoro che permettano la conciliazione di vita e lavoro. Un progetto di vita deve essere sostenuto dalla certezza e dalla fiducia per il futuro. La Regione ha l’obbligo di favorire e creare posti di lavoro. Serve anche il sostegno della coppia in caso di difficoltà con il Reddito di inclusione sociale».

Spopolamento e zone interne. Arru, che a Nuoro vive e lavora, conosce le difficoltà di chi sceglie di restare nel centro dell’isola. «La vita di una coppia deve essere facilitata ancora di più per le coppie che scelgono di vivere nelle zone interne. Si deve pensare alla scuola di qualità, ai trasporti, alle politiche integrate. Queste misure favoriscono la scelta di fare figli»

Stranieri. E Arru ritorna anche sul tema tabu degli stranieri. Arru lo fa con l’impostazione mentale del camice bianco. Parte dai dati per spiegare il suo ragionamento. «Queste scelte portate avanti per i giovani richiedono tempi medio lunghi. Ma la domanda che ci si deve porre è se riusciranno a convincere le coppie a fare almeno due figli, numero ritenuto necessario per sostituire i morti e mantenere un equilibrio demografico. Il trend occidentale evidenzia una riduzione della popolazione. Non c’è una correlazione tra ricchezza e natalità. Popolazioni ad alto tasso di fertilità trasferite in Occidente si comportano, dal punto di vista procreativo, nello stesso modo di chi vive là da sempre. Lo stile di vita condiziona la scelta della filiazione responsabile. Le dinamiche demografiche sono sostenute dalle scelte individuali. Il mio ragionamento parte dall’idea di creare condizioni per favorire chi volesse venire a vivere da noi. Non voglio importare popolazioni in traghetti o aerei. Alcune critiche mi fanno sorridere. In molti lanciano l’allarme contro l’invasione. Ma di fatto l’unica provincia che ha un trend di crescita è quella di Olbia Tempio. A sostenerla sono gli immigrati. E non lo dico io, ma i numeri che arrivano dal Comune. Olbia aumenta per il contributo dei migranti che si chiamano rumeni, senegalesi, marocchini, cinesi. Nessuno vuole fare azioni di deportazione coatta. Al contrario vogliamo creare condizioni favorevoli di lavoro perché i sardi e gli stranieri scelgano di vivere in Sardegna e di creare nuove famiglie».

Arru mette anche in evidenza come siano gli immigrati a garantire a
livello nazionale la tenuta dei conti dell’Inps. «Come dice il presidente Tito Boeri dagli immigrati sono arrivati 8 miliardi di versamenti. Sono sicuro che abbiamo bisogno di stranieri, ma il mio ragionamento è trasformiamo l’immigrazione che ci preoccupa in una integrazione positiva».

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