Attentati agli amministratori, arriva Minniti: i sindaci chiedono una scuola in ogni paese

Anche una delegazione di Anci e Cal incontrerà il ministro dell'Interno che giunge nell'isola per affrontare il crescendo di intimidazioni. Per i primi cittadini assieme alla sicurezza bisogna investire in istruzione

ABBASANTA. «Non può esserci neanche un paese senza una scuola». Tito Loi, sindaco di Osini, lo ha detto ad Abbasanta ai colleghi riuniti per prepararsi alla visita di Marco Minniti. E oggi 18 gennaio a Nuoro lo ribadiranno allo stesso ministro dell’Interno. I primi cittadini si presenteranno nella sede della Provincia con un elenco di richieste, una lista di interventi che i recenti attentati contro gli amministratori hanno reso ancora più urgenti.

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«Abbiamo avuto mandato pieno dalla assemblea per ribadire al ministro quanto andiamo dicendo da tempo – dice Emiliano Deiana, presidente dell’Anci –. Chiederemo interventi su tre settori. Innanzitutto più forze dell’ordine in campo, il completamentoe dei servizi di videosorveglianza su cui la Regione ha già detto che investirà 20 milioni di euro. E poi bisogna togliere consenso sociale ai delinquenti. E lo si può fare solo costruendo occasioni di sviluppo, investendo in cultura, istruzione, occasioni di scambio tra le comunità».

All’assemblea di Abbasanta tra i tanti hanno partecipato anche Andrea Soddu, sindaco di Nuoro e presidente del Cal, i primi cittadini di Cagliari e Sassari, Massimo Zedda e Nicola Sanna, Francesco Mura di Nughedu Santa Vittoria, Giannino Deplano di Usassai, che ha ricordato l’attentato subito nel 1992. Nella delegazione che domani a Nuoro incontrerà Minniti ci saranno anche alcuni sindaci finiti nel mirino dei malviventi. Da Tito Loi di Osini a Emilio Gariazzo di Igleasias, da Gigi Littarru di Desulo a Francesco Fois di Bultei. E Carla Medau, sindaca di Pula, a cui un paio di mesi fa ignoti hanno tentato di bruciare l’auto. «Chiediamo al ministro maggiore sicurezza non solo per l'incolumità delle persone coinvolte e i loro familiari – dice la Medau – ma anche perché questi atti rischiano di disconoscere il ruolo e il prestigio delle istituzioni». «Bisogna intervenire sulle cause che sono molteplici – aggiunge Deiana – da quello che abbiamo capito nei confronti avuti con i prefetti e con le forze dell'ordine, questo genere di atti, in questo periodo storico, si sta alimentando nel brodo del malessere. Quindi servono interventi per combattere la povertà e per creare occasioni di sviluppo e occupazione nei territori anche con un intervento pubblico. Come ha detto Tito Loi, non ci può essere un Comune senza una scuola. Lo Stato deve ricominciare a invertire la tendenza e riattivare quei servizi che in questi anni sono stati cancellati». Stanchi di essere identificati con quelli che potrebbero fare ma non fanno, i sindaci sollecitano «più strumenti normativi e finanziari», superando i tagli nei trasferimenti e il blocco dell'utilizzo degli avanzi di amministrazione. «Se noi risolvessimo questo genere di problemi avremmo sicuramente le risorse che ci consentirebbero di dare le risposte che la popolazione si aspetta – osserva Deiana –. Questo non significa scongiurare tutti gli attentati, ma sicuramente togliamo consenso sociale a chi li fa e riduciamo la base del malessere».
 

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