Minacce al prete, imprenditore dal giudice

Nel mirino don Cossu, il parroco canterino di San Teodoro, quando guidava la chiesa di Golfo Aranci

GOLFO ARANCI. Nomini don Alessandro Cossu e subito viene in mente il “prete canterino”, quello che, per accorciare le distanze tra la Chiesa e i giovani, ha deciso di parlare il loro stesso linguaggio e utilizzare i loro strumenti di comunicazione. Musica e social per evangelizzare. Così, “L’esercito del selfie” di Arisa e Lorenzo Fragola, arrangiato a modo suo, è diventato “L’esercito del Cristo”, canzone virale che ha conquistato il web, insieme ad altri brani di successo in versione religiosa.

Questa volta, però, la musica non c’entra. Di sonoro, e anche molto stonato, ci sono le pesanti minacce ricevute dal parroco tempiese, 40 anni, quando era alla guida delle anime della comunità di Golfo Aranci, nel 2014. «Se arrivi a Porto Rotondo ti sfascio il c.... Ti faccio a pezzi». E ancora: «Non ti azzardare a scrivere nulla perché altrimenti so dove trovarti... Vengo a casa tua». Parole pesanti. Pesantissime. Intimidazioni ricevute per telefono e di persona. Per le quali, ora, è chiamato a rispondere davanti al Giudice di pace di Olbia, un golfoarancino, Antonio Lorenzo Deiana, 70 anni. L’uomo, difeso dall’avvocato Marzio Altana, dovrà comparire il 24 aprile in udienza. Il pubblico ministero Franca Cabiddu gli contesta il reato di minaccia. L’episodio risale al 14 luglio 2014. Immediata fu la denuncia del sacerdote – ora parroco di San Teodoro – ai carabinieri della stazione di Golfo Aranci. Dopo quattro anni, la vicenda approderà nell’aula giudiziaria. Antonio Lorenzo Deiana, imprenditore, dovrà difendersi dall’accusa di aver intimidito il parroco, minacciandolo di morte.

Ma quello non è stato l’unico fatto avvenuto quand’era nel comune gallurese, anche se lui non si è mai fatto intimidire dalla macchina del fango. E, anzi, ha sempre portato avanti con determinazione il suo ministero sacerdotale, sostenuto dalla gran parte della comunità e dal suo primo cittadino. Per colpirlo, dopo una serie di ingiurie sui muri della chiesa, telefonate e minacce in pubblico, qualcuno aveva infilato un fotomontaggio osè nella cassetta
delle offerte dalla chiesa in cui era raffigurato insieme ad alcune donne. «Se mi vogliono uccidere vengano pure: non è che se mi minacci o mi prendi a schiaffi cambio idea, io continuo a fare il mio ministero sacerdotale», aveva commentato don Cossu.

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