Turismo, Argiolas promossa Gli operatori: «Avanti così»

Confindustria e Federalberghi stanno con l’assessora: «Facciamo sistema»

SASSARI. La rivoluzione dolce del turismo piace a tutti. Le idee dell’assessora regionale, Barbara Argiolas, hanno ottenuto il favore dei rappresentanti delle categorie e sono diventate il nuovo punto di partenza dell’offerta sarda. Perlomeno nelle intenzioni. L’anno zero del turismo dei quattro mori racconta un sistema complesso che parte dal mare e abbraccia le zone interne, il turismo culturale, quello enogastronomico e che comprende la possibilità di trasformare le campagne in piccole oasi di tranquillità agricola disponibili per i cultori del relax. La “destinazione Sardegna” è un prodotto turistico all’avanguardia che prevede collaborazione e inclusione in un sistema regionale a cui dovranno partecipare tutti. Perché per trasformare il caotico universo turistico sardo in un esempio di organizzazione serve una collaborazione generale. A maggior ragione quando tra gli obiettivi c’è l’allungamento della stagione. E, sarà un caso, ma proprio quando si inizia a respirare aria di rivoluzione, arriva la notizia che anche gli alberghi del gruppo Marriot, il Cala di Volpe e il Romazzino, quest’anno apriranno a fine aprile. Se servisse un ipotetico bengala in grado di indicare la strada, il segnale giusto potrebbe essere quello partito dalla Costa Smeralda.

Gli operatori turistici. La riorganizzazione strutturale degli alberghi proposta dall’assessora è una priorità anche per gli operatori: «Potenziare e rendere fruibili i vecchi alberghi è il punto di partenza – spiega Paolo Manca, presidente di Federlaberghi –. È fondamentale rendere belli e efficienti i 920 alberghi che già esistono, metterli al passo con i tempi e con le necessità dei turisti. Ma contemporaneamente si deve iniziare a programmare le nuove costruzioni, perché servono anche nuove strutture». Gli albergatori, su questo tema, hanno le idee chiare: «Le nuove costruzioni non deveno avvenire per forza di cose in riva al mare, o perlomeno non nelle zone in cui la capacità ricettive sono elevate già oggi. Faccio un esempio – spiega Manca –, nell’oristanese mancano gli alberghi e, considerando la morfologia del territorio, si potrebbero costruire senza alcun problema, rispettando le norme urbanistiche che prevedono distanze precise dal mare. Ma non solo, le nuove strutture potrebbero essere progettate per lavorare un minimo di 6 mesi all’anno e ma con programmi che ragionano su otto mesi. Non è un sogno, si può fare. Serve però una legge urbanistica chiara prima che si possano mettere a fuoco obiettivi nuovi ma decisamente raggiungibili, come il turismo rurale che funziona in altre regione, come la Toscana, e che la Sardegna potrebbe ospitare senza problemi, purché si creino gli strumenti necessari per raggiungere gli obiettivi».

Gli aeroporti. Nello scacchiere del nuovo turismo, gli alfieri non possono che essere le società di gestione degli scali aeroportuali, e i loro rappresentanti. Alberto Scanu, Ad della Sogaer che gestisce lo scalo di Elmas, sta con l’assessora: «Fare sistema è la cosa più importante. Le condizioni per il turismo le crea il sistema. Ovviamente, una regia coordinata tra gli aeroporti è una necessità». Secondo Alberto Scanu, l’idea di una destinazione turistica su scala regionale passa giocoforza dalle porte di accesso del territorio: «Per non insistere solo sul turismo marino e balenare occorre creare una “destinazione Sardegna” utilizzando anche i tre aeroporti. Le regia unica servirà a questo – spiega Scanu –, promuovere un’immagine unica dell’isola in tutti gli scali. E poi dovrà essere possibile utilizzare gli aeroporti come porte di ingresso e di uscita assolutamente interscambiabili; chi “entra” a Olbia deve poter “uscire” da Cagliari, ad esempio». Scanu è anche il presidente regionale di Confindustria: «Anni fa abbiamo commissionato uno studio che individuasse le nuove tipologie di turismo: ne aveva segnalato 160. Scegliamone 4 o 5 e sviluppiamole. Quando si aggiunge un volo fuori dalla stagione estiva, crescono le presenze degli
stranieri. questo è un segnale da sfruttare, come la possibilità di creare un’esperienza, che poi è questo quello che cercano i turisti, attorno alla nostra archeologia. Abbiamo a disposizione 8mila nuraghi e impressionanti complessi megalitici che aspettano solo di diventare famosi».

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