Flavio Manzoni: «Cerco sempre la perfezione proprio come le mie Ferrari»

Per due volte Compasso d’oro, Manzoni è responsabile del design del Cavallino. I primi 18 anni a Nuoro, poi gli studi a Firenze e il contratto per la Lancia

NUORO. I tratti della grandezza hanno spesso manifestazioni precoci, e altrettanto spesso fanno i conti con il rigore e la ricerca della perfezione. L’architetto nuorese Flavio Manzoni, è oggi Direttore del design Ferrari e a capo del Centro stile della casa di Maranello. Ha vinto col suo team due Compassi d’oro (il più antico e prestigioso premio di design), è riconosciuto come uno dei più importanti car designer al mondo. Ma nel 1975 Manzoni era un ragazzino che frequentava la quinta elementare alla scuola Podda a Nuoro. Spinto dal suo maestro di Educazione artistica Gesuino Fadda, partecipò a un concorso bandito dalla Nuova Sardegna. Bisognava disegnare un fumetto.

«Siamo uomini o caporali?». Manzoni fece un disegno talmente bello che quando lo videro, i vertici del giornale non pensarono potesse essere il frutto della mano di un bambino. E manifestarono pubblicamente il loro scetticismo. I suoi compagni reagirono con una lettera al giornale, che iniziava scomodando Totò: «Siamo uomini o caporali?», come dire, siamo barbaricini, di noi potete fidarvi! I giornalisti furono costretti a un pellegrinaggio al Podda, dove il piccolo, davanti ai loro occhi, iniziò a sfornare disegni. Caduto ogni dubbio, seguì pubblicazione di disegno (e letterina), e premiazione solenne a Sassari, con apertura di un libretto di risparmio. «Il mio primo conto in banca», sorride Manzoni.

I limiti del possibile. Alla casa di Maranello dal gennaio 2010 – prima ancora centro stile Lancia, Fiat e successivamente Gruppo Volkswagen –, Manzoni ha disegnato insieme al suo team almeno 14 auto, comprese le “one-off”, esemplari unici per chi può realizzare un sogno che rappresenta l’apice del programma “tailor made”. Per citare qualcuna delle sue creazioni, la F12 Berlinetta, F12 TDF, La Ferrari, FXX K, GTC4 Lusso, fino alla J50 e l’ultima nata, la Portofino. «Ogni Ferrari è la sintesi tra arte e scienza, innovazione tecnica e bellezza estetica», dice lui. Se nell’immaginario collettivo mondiale le Rosse identificano l’Italia di qualità, a base di tutti i processi realizzativi c’è un principio enunciato dal presidente e Ad della Ferrari Sergio Marchionne e citato da Manzoni: «La Ferrari definisce i limiti del possibile». Ossia, la ricerca costante e infaticabile della perfezione, il non plus ultra dell’innovazione tecnica e della bellezza.

L’artista totale. La folgorazione sulla via del car design avviene alla fine del percorso di studi. Architettura, Firenze: «Mi ero lasciato per ultimo l’esame di Disegno industriale col grande Roberto Segoni. Una tesi di laurea che rappresentava una specializzazione». Se prima frequenta l’architettura in tutte le sue declinazioni, le auto si confermano la grande passione. «Direi che in fondo lo sono sempre state. Da quando ero bambino». Dopo la laurea, approdo in Lancia. È l’inizio di una carriera in bilico tra studio, intuizioni, rigore e ricerca costante dell’eccellenza.

L’équipe. Al Centro Stile Ferrari, Manzoni costruisce un solido gruppo di lavoro. «Una squadra coesa è fondamentale. Non lavoriamo solo su un prodotto che deve mantenere livelli altissimi tra innovazione tecnologica ed estetica. Creiamo una ideologia. Una scuola di pensiero, dove le idee circolano, si sviluppano e maturano con il contributo di tutti».

La ricerca della perfezione. Senza entrare nei dettagli di quanto detto da Marchionne, che per il 2020 ha annunciato la nascita del primo Suv “Fuv” Ferrari, si sa che sarà un qualcosa di diverso da tutti, chiedergli di quale creazione sia orgoglioso significa far emergere la costante ricerca del perfettibile. «Per formazione, e deformazione professionale, ho sempre un atteggiamento critico ed autocritico. Ma diciamo che la Ferrari FXX K e la Portofino mi fanno voltare ogni volta! Ecco, la Portofino è bellissima in movimento».

La condivisione. Il tema è “L’emozione e la regola”, e su questo Manzoni parlerà mercoledì prossimo al Sardinian Job Day, alla Fiera di Cagliari. Racconterà agli studenti sardi della sua esperienza, dei sogni. Quelli realizzati e quelli nel cassetto. «Avendo tempo, mi dedicherei a creare mille cose in campi infiniti. Non posso farlo, si devono fare i conti con le scelte di ogni giorno».

Le radici. Nella fucina della bellezza totale legata alle supercar Ferrari, il bagaglio del passato è un alleato di idee. «Ho avuto la fortuna di avere tante passioni ma anche insegnamenti forti. Da mio padre, prima di tutto, che mi ha trasmesso la tenacia, la disciplina e la passione per l’arte. I primi 18 anni li ho trascorsi a Nuoro e in Sardegna. Ho metabolizzato l’esperienza di tanti artisti sardi che hanno tradotto in forme concrete la bellezza della nostra terra».

Nuoro on my mind. L’architetto che con le sue creazioni regala al mondo la perfetta sintesi tra il rispetto del passato e lo slancio verso il futuro, riserva un occhio speciale alla sua terra. Ha presieduto la giuria per la scelta del logo che sostiene la candidatura di Nuoro a capitale italiana della cultura per il 2020. Ha regalato alla sua città un ritratto del Nobel Grazia Deledda in occasione dei 90 anni del conferimento del premio. È Mamuthone ad honorem. «Penso significhi restare fedeli a sé stessi, compiere un percorso di rigore e coerenza senza dimenticarsi delle proprie radici».

La famiglia. Manzoni è anche diventato cittadino onorario
di Sorradile. Lì, nel raccontare il suo percorso professionale, aveva detto: «Senza il mio passato, senza l’amore dei miei cari, io non potrei fare tutto questo». Così Flavio Manzoni, nel percorso da Nuoro alla Ferrari e al mondo, fonde i sogni, la tecnologia, il bello e la sua terra.

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