La protesta dei pastori: restituite le schede

Migliaia di tagliandi elettorali riportati in municipio da allevatori e agricoltori Oggi la manifestazione indetta da Coldiretti sotto la sede della Regione

SASSARI. Si esiste solo se si scompare. Nell’isola che corre al voto, assediata dai segretari di partito che arrivano per catturare nuovi elettori, c’è anche chi sceglie di non votare. E lo trasforma in forma di protesta. In Sardegna il partito del non voto è sempre più forte. Nei comuni del centro dell’isola e del nord si allarga la protesta. A guidarla sono i pastori, ma ci sono anche altre categorie che riportano le schede elettorali. Da alcuni cittadini che protestano contro Abbanoa. Agli operai delle aziende in crisi, le cui vertenze infinite non sembrano più avere speranza.

Sul tavolo. La ribellione diventa sempre più virale e finisce sui tavoli dei sindaci. Mucchi di schede elettorali che vengono restituite. Riportate in Comune come forma estrema di protesta. Si rivendica la propria esistenza, e la propria battaglia, con la rinuncia a fare parte della comunità. Non si vota. La cancellazione del voto come riaffermazione del disagio. E le motivazioni non sono sempre le stesse.

I pastori in queste ore sembrano essersi organizzati. Tutti restituiscono le schede. Da Noragugume a Desulo, a Fonni, a Benettutti, Ottana, Ollolai, Gavoi, Orotelli, Arzana, Sarule, Orgosolo, Orani, Silanus, un giro della Sardegna tra gli esasperati. A Ollolai sono 300, stesso numero anche a Fonni. A Silanus 200.

Ma la protesta delle schede elettorali si allarga per contagio. Comune dopo Comune i sindaci fanno la conta dei certificati riportati in municipio. Ma sarebbe sbagliato ridurre tutto alla guerra del latte e del disagio che vive chi lavora in campagna. Perché minacciano di non votare anche gli abitanti della frazione di S’ena e sa Chitta, vicino a Siniscola. Un contenzioso infinito con Abbanoa li lascia senza acqua. A Fonni a riportare le schede non sono solo i pastori, ma anche altri cittadini. Una forma di solidarietà.

«Qui non si piange miseria. Non si chiede assistenza – dice il sindaco Daniela Falconi –. Le schede consegnate "sono piene" di timbri ed evidenziano che nessuno è mai venuto meno al suo diritto di esprimere il voto. Dal mondo delle campagne parte un messaggio forte».

Il malcontento. La protesta arriva come segno di protesta estrema del mondo delle campagne. I prodotti pagati sottocosto, premi comunitari in ritardo da anni, mancato riconoscimento dello stato di calamità naturale per il settore bovino. Ma l’elenco è infinito. E Coldiretti oggi sarà davanti all’assessorato all’Agricoltura. «La goccia che ha fatto traboccare il vaso della disperazione – spiegano da Coldiretti –è stato il dietrofront dell’assessore all’Agricoltura
che avrebbe dovuto incontrare allevatori e sindaci dei territori penalizzati dal nuovo refresh. Un altro macigno pesante che contribuisce ad affossare le aziende agricole, in particolare quelle del centro Sardegna, in cui è maggiore la presenza del bosco e della macchia mediterranea».

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