Il Pds attacca: noi fatti fuori dalle Politiche

Maninchedda contesta la legge elettorale. Sui programmi dei partiti nazionali: «La Sardegna non c’è»

SASSARI. Punta il dito contro la legge elettorale, chiama i sardi all’unità, sfida i partiti a stilare programmi che contemplino i problemi dell’isola, e rifiuta il duello con il sindaco di Sassari, Nicola Sanna sulla questione della presidenza Egas. Al 1° Congresso del nord ovest Sardegna del Pds, svoltosi a Sassari ieri mattina, il segretario nazionale Paolo Maninchedda è un fiume in piena: «Il nostro partito è stato fatto fuori dalle elezioni del 4 marzo da una legge elettorale che esclude i partiti di rappresentanza fortemente territoriale», dice prendendo la parola davanti ai propri iscritti e ai rappresentanti locali degli altri partiti invitati al Congresso, dal Pd ai Riformatori, fino a Forza Italia. E, se qualcuno avesse ancora dei dubbi, spiega meglio perché, almeno fino a oggi, il Pds ha detto no all’alleanza col Pd o con altri partiti in vista delle elezioni politiche: «In nessuno dei programmi elettorali dei partiti nazionali entrano i problemi dei sardi», sostiene. «Avete letto da qualche parte parlare delle servitù militari della Sardegna? Avete trovato in qualche programma una sola parola sulla subordinazione della Commissione europea a una compagnia aerea che si chiama Ryanair, e che ha deciso che la continuità territoriale dei sardi sia limitata a cinque collegamenti, e per il resto debba essere regolata dal mercato? Avete letto della slealtà dello Stato sull’accertamento e la riscossione dei tributi della Sardegna?», domanda Maninchedda. «Io no. Non ho trovato in nessuno dei programmi elettorali nazionali un solo passaggio su questi argomenti». Ed è per questo che il Partito dei sardi non si è alleato con nessuno e non ha dichiarato l’appoggio a nessuna forza politica. Almeno fino a ora: «Ci stiamo guardando attorno alla ricerca di un programma che includa fra i tanti temi nazionali anche i problemi della Sardegna». Ma più che criticare i partiti nazionali, Maninchedda tiene a chiamare a raccolta i sardi, con lo sguardo rivolto alle regionali del prossimo anno: «Noi non chiediamo il consenso regionale sbandierando l’indipendenza come slogan elettorale. L’indipendenza va costruita, passo dopo passo, modificando le leggi che la rendono al momento impraticabile». «Noi vogliamo unire i sardi, e per questo dico che il Pds propone un programma basato su tre punti: più poteri ai sardi, più diritti per i sardi e più ricchezza prodotta per i sardi. Esclusi fascisti e razzisti, chiunque voglia portare avanti con noi questo programma è ben accetto». Unire anche dribblando le polemiche, come quella sulla presidenza dell’Egas, assegnata la scorsa settimana al sindaco di Nurachi, Renzo Ponti. Una nomina che ha fatto infuriare il sindaco di Sassari, Nicola Sanna. Tanto da accusare apertamente il Pds e l’assessore regionale Edoardo Balzarini, di averlo fatto fuori volontariamente da quella poltrona che lo vedeva titolare uscente. «Non rispondo», dice
con un sorriso ironico. «Non mi interessa polemizzare, con nessuno, tanto meno con il sindaco di Sassari». In chiusura gli iscritti votano l’unico candidato alla carica di segretario per il nord ovest Sardegna del Pds. È Ottavio Sanna, assessore ai Lavori pubblici del Comune di Sassari.

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