Influenza suina, nuovo caso Grave 40enne a Oristano

L’uomo, di Nughedu Santa Vittoria, in rianimazione per dieci giorni

ORISTANO. L’influenza suina fa la sua comparsa anche nella provincia di Oristano. Da qualche settimana un uomo di Nughedu Santa Vittoria è ricoverato all’ospedale San Martino per le complicanze provocate dal virus H1N1, che nell’isola ha già colpito diverse persone e provocato una vittima: un sessantenne gallurese morto giovedì scorso all’ospedale Giovanni Paolo II di Olbia.

Il paziente di Nughedu ha quaranta anni. Qualche settimana fa si è sentito male a casa, ed è stato accompagnato dai familiari all’ospedale di Ghilarza. Le primi analisi di laboratorio incrociate con i sintomi che accompagnano l’H1N1 – sottotipo del virus influenzale A –, ossia febbre altissima, difficoltà respiratorie, tosse, hanno spinto i medici a disporre il trasferimento all’ospedale di Oristano. È rimasto ricoverato nel reparto Rianimazione fino a una decina di giorni fa, quando il quadro clinico ha indotto i medici a ritenere conclusa la fase più problematica. Di conseguenza è stato spostato nel reparto di Medicina. Resta comunque in condizioni gravi, tanto da indurre il primario, Efisio Chessa, a non sciogliere la prognosi: «Sta meglio, il periodo critico può dirsi superato ma persistono ancora sintomi e possibilità di complicanze, tali da non permettere la dimissione. E comunque bisogna tenere presente che l’H1N1 provoca importanti danni polmonari, che devono essere attentamente valutati». Se, quindi, la condizione soggettiva del paziente è in miglioramento, serve ancora un monitoraggio costante. Come avvenuto per tutti gli altri pazienti, all’assessorato regionale alla Sanità, così come all’Igiene pubblica, sono state inviate le segnalazioni.

Complessivamente, negli ospedali sardi sono venticinque i pazienti ricoverati e monitorati nei reparti di Rianimazione. Per alcuni di questi il quadro clinico è ancora molto preoccupante. Nell’isola viene seguito con particolare attenzione il caso della giovane madre della Maddalena, colpita dal virus e fatta partorire (alla 26esima settimana di gestazione) per non mettere in pericolo la salute del suo bambino. La donna è stata quindi trasferita alle cliniche universitarie di Sassari. È in coma farmacologico, respira grazie a un polmone artificiale ma – con tutte le cautele dovute in questi casi – sta un po’ meglio.

In questi giorni in cui si sono susseguite le preoccupanti notizie sui casi di influenza suina, le autorità sanitarie hanno rinnovato l’appello alla vaccinazione, che nei soggetti a rischio rimane l’unico efficace strumento di prevenzione. La febbre suina si chiama così perché i primi casi riscontrati nell’uomo (che risalgono agli anni ’50) erano legati da contatti ravvicinati dell’uomo con maiali. Il virus H1N1 però si è adattato, e ora
è diventato trasmissibile da uomo a uomo. L’antigeno AH1N1 è presente nel vaccino antinfluenzale. Ecco quindi la raccomandazione a sottoporsi alla profilassi, che dovrebbe garantire un ombrello sanitario efficace di fronte al rischio di contagio.

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