ALLA LEM DI THIESI 

Traffico illecito di scarti animali: arrivano dieci condanne

CAGLIARI. Scarti animali a rischio di peste suina e lingua blu spacciati per resti commerciabili, trasferiti con documenti falsificati nella penisola e rivenduti come mangimi e altri prodotti invece...

CAGLIARI. Scarti animali a rischio di peste suina e lingua blu spacciati per resti commerciabili, trasferiti con documenti falsificati nella penisola e rivenduti come mangimi e altri prodotti invece di andare allo smaltimento controllato: a tre anni dagli arresti si è chiuso con dieci condanne il giudizio abbreviato per i dirigenti e collaboratori della Lem - Linea ecologica Mangia srl - con sede a Thiesi, colpevoli con diversi livelli di responsabilità di aver trafficato in rifiuti altamente pericolosi per la salute. Il giudice Ermengarda Ferrarese ha confermato pienamente l’impianto accusatorio proposto dal sostituto procuratore della Dda Guido Pani dopo l’inchiesta condotta dal Nucleo di polizia giudiziaria con il coordinamento del commissario Ugo Calledda: quella organizzata all’interno della Lem era un’associazione a delinquere che coinvolge l’intera linea di comando dell’azienda, finita nei guai dopo la denuncia del concorrente Roberto Vivarelli.

Il gup Ferrarese ha inflitto tre anni di carcere al direttore tecnico dell'impianto di Thiesi Tommaso Gatta (46 anni) e ai tre fratelli Mario Mangia (42) addetto all'impianto di Frosinone, Pietro Mangia (48) responsabile dell’impianto di Caivano e Antonio Mangia (37) amministratore unico e socio della Lem che si occupava dell'impianto di Thiesi. Un anno di reclusione è la pena per i quattro autisti sardi dipendenti della Lem, accusati di aver trasportato la merce illegale falsificando i documenti di viaggio: sono Marco Masala (36 anni) di Bonnanaro, Angelo Giuseppe Olia (52) di Bonorva, Massimo Porcu (50) di Borutta e Michelangelo Scorcu (25) di Thiesi. Un anno e quattro mesi sono stati inflitti a Rosa Contiello (42 anni) di Napoli ma residente a Capoterra, coinvolta anche nell’inchiesta sul traffico di indumenti usati sottratti alla Caritas, e quattro mesi a Gina Federica Sedda (34 anni) di Thiesi, accusata solo di favoreggiamento personale per aver nascosto una pendrive con documenti durante la perquisizione della Lem, a Thiesi.

Cominciata con l’arresto di quattro persone e il sequestro dello stabilimento Lem di Thiesi, l’inchiesta della Dda aveva seguito le tracce dell’operazione Pestilentia, esplosa nel 2014. I Forestali scoprirono che capi morti per la lingua blu e carcasse di suini da smaltire secondo la legge venivano frantumati per poi produrre oli, grassi e farine per mangimi con tappe oltre Tirreno nel Lazio (Frosinone) e in Campania (Caivano). La Lem - azienda con 40 automezzi e diecimila clienti che si occupa del ritiro dei sottoprodotti di origine animale - secondo la Forestale mescolava scarti legali e illegali risparmiando i costi di smaltimento ma facendoseli pagare. Il materiale veniva temporaneamente depositato a Thiesi per poi varcare il Tirreno per approdare a Caivano dove veniva frantumato e a Frosinone per essere trasformato in farine, oli e grassi. Il profitto stimato dalla Dda era
di 1,7 milioni all’anno, cui va aggiunto il valore della materia prima e dunque gli utili derivanti dall'attività produttiva. La Lem si occupava tra l’altro del ritiro delle pecore morte per il morbo della lingua blu per conto di diverse amministrazioni.

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