Susanna e la lotta alla Sla «Ha avuto l’ultima parola»

Le reazioni al “testamento” rispuntato nel computer sette mesi dopo la morte  L’ex presidente della Provincia Giudici: era una guerriera, non voleva arrendersi

SASSARI. Chi l’ha conosciuta non può che custodirne un ricordo particolare. Susanna Campus non era solo una donna che combatteva contro una malattia, era una guerriera implacabile che è riuscita ad avere l’ultima parola anche contro la Sla, un mostro che non lascia scampo. L’ultima lettera, spuntata quasi per caso da un Pc sette mesi dopo la sua morte, è un testamento toccante ma anche lo specchio dell’anima di una persona che non aveva alcuna intenzione di arrendersi e che, anche quando sentiva che la fine era vicina, era comunque riuscita a mettere nero su bianco l’essenza del suo pensiero: un pedone è sacrificabile ma alla fine sarà la Sla a subire lo scacco matto. Susanna ci credeva, sino all’ultimo, e ha fatto di tutto per passare il testimone a chi verrà dopo di lei. In modo che la speranza continui a illuminare uno dei sentieri più bui che, purtroppo, può capitare di essere costretti a percorrere. E la sua forza certo non stupisce le persone che ne hanno accompagnato l’avventura e hanno condiviso la sua lotta: «Eravamo molto amiche, sto ancora piangendo la sua morte – spiega l’ex presidente della Provincia di Sassari, Alessandra Giudici –. Era stata lei a chiedermi di entrare nell’Aisla e ancora oggi mi capita di immaginare il suono metallico della voce che le veniva prestata dal suo traslatore». Il legame tra le due donne era forte al punto che il senso del testamento lasciato da Susanna non ha stupito Alessandra: «Ci avrei scommesso. Non avrebbe mai permesso alla malattia di toglierle il gusto dell’ultima parola. Susanna non era una persona arrendevole, era una guerriera e nonostante fosse costretta a combattere contro un malattia terribile non aveva perso la sua incredibile forza d’animo. Per me era una farfalla al contrario, il suo bozzolo non era un punto di partenza quanto, purtroppo, di arrivo».

Nell’ultima lettera di Susanna c’è un forte riferimento alla ricerca scientifica, l’unica via d’uscita possibile dall’inferno della sclerosi laterale amiotrofica: «Serve il sostegno di tutti – aggiunge Alessandra Giudici – . Perché i passi avanti che sono stati fatti riguardano solo la diagnosi. Sulla cura, invece, i medici sono costretti a procedere per tentativi. E proprio l’Aisla, tramite l’ARIsla, si occupa direttamente della ricerca che, ovviamente, ha bisogno di finanziamenti». Le modalità per dare una mano concreta sono diverse, ci sono le donazioni dirette tramite Paypal o carta di credito, ma si può anche destinare ad Aisla Onlus il 5x1000 della dichiarazione dei redditi. Sul sito internet www.aisla.it c’è la possibilità di acquistare alcuni oggetti, come la bomboniera solidale, per contribuire alla causa in qualche modo. Il metodo diretto, invece, lo spiega Virgilio Agnetti, responsabile dell’Aisla per la provincia di Sassari: «L’iscrizione all’associazione potrebbe essere il primo passo. La
quota è minima, appena 20 euro all’anno, e i moduli necessari si trovano sul sito internet. Dunque chiunque può darci una mano e chiunque può essere utile allo scopo dell’Aisla». Che poi, era questa l’idea di Susanna: combattere contro un mostro che può e deve essere sconfitto.



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