Attentati e minacce usuraio ai domiciliari

Secondo i carabinieri Salvatore Canu prestava denaro con tassi fino al 69%

OLBIA. Prestava denaro a famiglie e imprese in difficoltà economiche con tassi usurai accertati tra il 48 e il 69%. Prestiti a strozzo che Salvatore Canu, forestale in pensione di 61 anni, nato a Bono ma residente a Olbia, annotava con metodica precisione nei suoi libri contabili. Una montagna di documenti con nome, cognome, cifre e piani di ammortamento, che sono stati sequestrati ieri dai carabinieri nell’abitazione di Canu a Putzolu, campagna nella periferia della città. L’uomo stava organizzando anche un attentato dinamitardo ai danni di un avvocato di Nuoro. Vista le pericolosità dell’azione progettata, per Canu è scattato l’arresto e si trova ora ai domiciliari. A suo carico le accuse di usura, estorsione e tentata estorsione aggravata. Tra i metodi utilizzati da Canu per farsi restituire i soldi prestati, in base alle indagini dei carabinieri, c’erano anche gravi minacce di ritorsioni fisiche. Gli investigatori hanno raccolto gravi indizi di colpevolezza su due attentati incendiari nel Nuorese.

Attentati e ritorsioni. Sono due per il momento gli attentati incendiari che i carabinieri hanno collegato a Canu. Il primo risale al mese di marzo 2016 ai danni della pescheria “Sapori di mare”. Il secondo è del dicembre dello stesso anno. Allora ad andare a fuoco fu l’auto di un imprenditore edile, sempre a Nuoro. «Anche a Olbia si sono verificati tanti casi di attentati incendiari ad auto e immobili – ha detto il colonnello Alberto Cicognani che ha illustrato assieme al maggiore Saverio Aucello e al tenente Andrea Asuni i dettagli dell’operazione “Benefattore” –. Siamo convinti che dietro questi episodi si possano nascondere altri casi di estorsione».

Un solo caso accertato. Un gioielliere di Nuoro è per il momento l’unico caso accertato di usura. Il prestito e il piano di restituzione del denaro era ancora in corso. Partendo da questi elementi, con una intensa e delicata attività di indagine i carabinieri sono risaliti ad altre vittime che stanno collaborando e fornendo preziose informazioni.

L’arresto. Nella mattinata di ieri i carabinieri del reparto territoriale di Olbia, con la collaborazione del reparto operativo di Sassari, della compagnia di Bono, del comando provinciale di Nuoro e dello Squadrone Cacciatori di Sardegna di Abbasanta hanno eseguito l’ordinanza emessa dal gip del tribunale di Nuoro, su richiesta della procura di Nuoro. Canu è stato arrestato, portato in caserma e accompagnato ai domiciliari nella casa di Putzolu. Epilogo di una indagine cominciata nel dicembre del 2016.

Il metodo usuraio. A casa di Canu sono stati trovati, insieme ai libri contabili, tanti assegni. Secondo gli investigatori costituiscono un elemento fondamentale del metodo usuraio. Canu avrebbe chiesto alla vittima di firmare l’assegno. La cifra dipendeva dal prestito richiesto. Se la vittima non pagava l’assegno veniva intestato e incassato. Se saldava l’assegno veniva restituito, il titolare faceva denuncia di smarrimento e veniva annullato. In alcuni casi l’usura andava avanti da sei anni. In uno in particolare è stato accertato che a fronte di un prestito di 80mila euro la vittima stava restituendo 300mila euro.

Rate e cozze. Per indicare i piani di ammortamento, da quanto emerge dalle intercettazioni, Canu parlava di chili di cozze. 12 chili per 12 rate, 18 chili per 18 rate.

Nessun intermediario. Nel rapporto con le vittime Canu diceva di essere solo un intermediario. E che i finanziatori fossero dei terzi. Ma dell’esistenza di queste persone secondo i carabinieri non c’è alcuna traccia.

Attentato esplosivo. A far scattare l’intervento dei carabinieri e l’arresto di Canu è stata però la preparazione di un attentato esplosivo ai danni di un avvocato nuorese. In questo caso l’usura non c’entra nulla. Canu, come emerge da un’intercettazione telefonica si sarebbe rivolto a un amico di Bono prima, ma senza esito e poi a uno del nuorese per ottenere un chilo e mezzo di esplosivo da cava. Con il compagno avevano già concordato un alibi. «Recupera esplosivo, una bomba da
un chilo e mezzo... quello da cava, per far esplodere una casa», dice Canu al telefono mentre i carabinieri sono in ascolto. L’uomo voleva far saltare in aria la seconda casa di un avvocato nuorese per convincerlo a risolvere una diatriba familiare per una eredità in favore di un amico.

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