Filippo Tortu, il re dello sprint: «L’altro traguardo è la laurea»

Oro nei 100 metri agli europei under 20 si allena con papà Salvino, tempiese doc «La Sardegna ce l’ho nel cuore, torno ogni anno. Le Olimpiadi? Mi sto preparando»

GIUSSANO. Papà Salvino ha le chiavi dello stadio e non indossa la tuta solo perché è in preda a un forte raffreddore. Mamma Paola, in tenuta da runner, sfila il giubbotto e assaggia la pista facendo qualche esercizio di riscaldamento. Giacomo e Filippo, i due figli, le vanno dietro passandosi la palla. Tocchi di piatto, qualche palleggio e leggeri allunghi per chiudere un triangolo quando la sfera sfila verso il prato.

Giussano, Brianza, un sabato mattina di gennaio. Una normale famiglia va a fare una sgambata allo stadio intitolato a Stefano Borgonovo, ex calciatore diventato simbolo della lotta alla Sla. Solo che le quattro figure che sgambettano sulla pista non sono esattamente i componenti di una famiglia come le altre: loro sono i Tortu.

Filippo, il più piccolo del gruppo, vent’anni da compiere a giugno, è considerato uno dei più grandi talenti dell’atletica leggera italiana. Argento ai Mondiali Under 20 di due anni fa nei 100 metri piani, oro agli ultimi Europei under 20, semifinalista ai Mondiali assoluti di Londra dello scorso agosto. Chiacchiera fitto fitto con suo fratello Giacomo, studente di filosofia a Torino, che di anni ne ha appena compiuto 25 e sui 200 fila che è una bellezza (il suo personale è 21”05).  Ha anche una presenza in nazionale A, ma il “predestinato” della famiglia è quel suo fratellino riccio e longilineo, e lui lo sa bene.

Parlano di calcio e di scarpe nuove, commentano i gol visti alla televisione in settimana e fanno stretching a fondo pista. Poi, a un cenno di papà Salvino, si mettono in posizione e scattano per un “60” da fare al 70 per cento, cioè senza forzare troppo. D’altronde il freddo è pungente e appena 24 ore prima Filippo ha gareggiato a Formia, con almeno dieci gradi in più.

Salvino Tortu, 58 anni, ha lasciato la Sardegna nel 1990 ma solo con il corpo, perché la mente è sempre sull’isola. Tempiese doc, tifosissimo dei galletti, da giovane è stato uno sprinter decisamente valido: con le maglie di Torres e Cus Sassari, negli anni dell’università, ha ottenuto personali interessanti sui 100 (10”6) e sui 200 (21”7). Oggi fa l’allenatore a tempo pieno e si dedica anima e corpo a Filippo, che da due anni corre con i colori delle Fiamme Gialle. «Sono via dalla Sardegna da quasi trent’anni – dice mentre armeggia con il cronometro – ma non c’è niente che mi stacchi dalle mie radici. Torniamo in Gallura tutti gli anni, Giacomo e Filippo sono più sardi di me anche se sono nati e cresciuti in Lombardia, da sempre a casa non parliamo altro che della nostra isola. Il mare, il cibo, i parenti, le notizie di attualità, le nostre squadre di calcio. Loro sono venuti fuori juventini, ma tifano anche il Tempio e la Torres: non potrebbe essere altrimenti, visto che il Tempio per me è una cosa di famiglia, sono stato anche dirigente, mentre la Torres è una passione che ho sin da giovane e che coltivo ancora. Non che le soddisfazioni siano tante, ma non ci possiamo fare nulla». E per avvalorare le sue affermazioni tira fuori il cellulare e mostra alcune foto di vecchie trasferte, oltre alla sua maglia da atletica rossoblù incorniciata a casa.

«Dopo Berlino ci fermiamo» dice ancora Salvino. “Ci fermiamo” significa che Filippo continuerà ad allenarsi, ma dopo il secondo posto ottenuto all’Istaf nei 60 metri piani, con il personale limato di due centesimi (6’62”), per qualche mese si concentrerà solo sugli allenamenti, in preparazione agli importanti appuntamenti in pista della prossima estate.

“Ci fermiamo” significa anche poter ritagliare un po’ di spazio in più per lo studio. «Ma sto già studiando in maniera seria e costante – sorride Filippo – e ho appena superato il mio primo esame, economia aziendale». Dopo avere ottenuto il diploma la scorsa estate, con gli esami di maturità incastrati tra la notte magica del Golden Gala di Roma, un banale ma fastidioso infortunio e la preparazione ai mondiali di Londra, lo sprinter azzurro si è iscritto all’università, in Economia. Della Luiss è diventato anche testimonial, così come di una casa automobilistica, che gli ha fatto avere in comodato d’uso un’auto griffata con i 5 cerchi e con sottili adesivi tricolori. Un bell’augurio, non c’è che dire. «Ma la posso guidare solo insieme a mio padre – dice Filippo – perché ho il foglio rosa, non ho ancora preso la patente». E le Olimpiadi? «Sono un obiettivo – conferma Salvino –, ma tutto va fatto gradualmente, ogni cosa si costruisce con il lavoro quotidiano».

«Un altro 60 – ordina babbo Salvino – ma senza forzare, mi raccomando». Filippo e Giacomo sfrecciano sulla pista di Giussano, dove un timido sole non ha attenuato il freddo pungente di questa mattina d’inverno. Poi i due fratelli si passano ancora la palla. «Sì, il calcio mi piace tanto – conferma il giovanissimo sprinter – ma in realtà ho sempre giocato a basket. Sette anni di fila, in squadra con mio cugino. Ho mani tutt’altro che morbide, ma stavo sul pezzo, recuperavo una marea di palloni». C’è un video fatto durante un allenamento in palestra a Formia, in cui l’altista Gianmarco Tamberi, altra stella dell’atletica azzurra, alza la palla sopra il ferro e Filippo la raccoglie al volo e schiaccia. Niente male.

«Ok, basta così, un po’ di scarico e andiamo via». Mamma Paola, che era arrivata con la sua auto, precede tutti e prende la strada di casa. Forse c’è il pranzo da preparare. I tre uomini si scambiano qualche impressione, parlano ancora di calcio, poi escono dal campo e si tirano dietro il cancelletto dello stadio “Stefano Borgonovo”. L’auto griffata con i cerchi olimpici scompare tra i viali di Giussano. I Tortu, questa normale e straordinaria famiglia sardo-lombard, tornano a casa.


 

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