Report sulla scuola sarda, i diplomati degli istituti tecnici: precari e insoddisfatti

Appena il 20% trova un lavoro entro due anni ma non è quello desiderato. Quasi il 70% ha un contratto a tempo determinato e l’occupazione è incoerente rispetto al percorso scelto. Il 30% invece non studia e non lavora

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SASSARI.
Da diplomati a disoccupati. O, per i più fortunati, insoddisfatti, perché fanno un lavoro che non ha niente a che vedere con il titolo di studio conquistato. Ma lamentarsi è vietato, perché c’è sempre chi sta peggio di loro. E mentre c’è chi invita a non andare all’università perché le imprese hanno bisogno di tecnici, operai e meccanici qualificati, si scopre che gli istituti tecnici e professionali sfornano ogni anno un esercito di giovani con un diploma in tasca ma senza prospettive. E allora capita che il richiestissimo meccanico faccia il centralinista in un call center o il barista in discoteca mentre l’esperto di marketing stacca biglietti al museo o lavora nei campi. Ma, ed è questo a preoccupare di più, un terzo di loro non fa niente: non studia e non lavora, è un fantasma identificato con la sigla Neet. La Sardegna, in un quadro nazionale con luci e ombre ma mediamente desolante, è nei piani bassi della classifica insieme alle regioni del Mezzogiorno. Un dato per fare capire la differenza: un ragazzo sardo impiega 314 giorni di media per trovare il primo lavoro dopo il diploma, la media nazionale è 276 giorni che scendono sino a 230 nel più ricco Nord.



L’indagine. A curare il report è stata la Fondazione Agnelli in collaborazione con Crisp, Centro di ricerca interuniversitario per i servizi di pubblica utilità. Analizzati gli esiti sul mercato del lavoro di quasi 550 mila diplomati tecnici e professionali nei quattro indirizzi di studio: tecnico-economico, tecnico-tecnologico, professionale-servizi, professionale-industria e artigianato. Il dato nazionale dice che il 28% dei diplomati ha lavorato per almeno 6 mesi entro due anni dalla conclusione degli studi. Dice anche che circa il 50% dei ragazzi ha un lavoro fisso ma di questi il 27% ha un contratto a tempo indeterminato mentre il 22% fa l’apprendista. Ma poco più un terzo fa il lavoro che sognava, per il quale ha studiato: in 2 casi su tre non c’è coerenza tra titoli e occupazione.

L’isola arranca. I valori sono tutti più bassi rispetto alla media nazionale, con numeri preoccupanti sia per quanto riguarda la ricerca di occupazione sia per la coerenza. In Sardegna i diplomati degli istituti tecnici e professionali conquistano lo stipendio più tardi degli altri e sono appena il 20,5% del totale. A parte il 30% di Neet, c’è un altro 20% che nei due anni successivi al diploma ha lavorato a sprazzi senza mettere insieme neppure 6 mesi tra un contratto e l’altro. E chi è stato occupato ha firmato contratti a tempo: il 70% dei diplomati sardi è precario, solo il 21% ha conquistato il posto fisso. Ma solo un quinto di loro è contento di ciò che fa e se potesse cambierebbe per seguire le sue passioni.

Le scuole. C’è un dato che colpisce subito: i diplomati all’Alberghiero sono più soddisfatti degli altri, perché in percentuale nettamente superiore ai coetanei dei tecnici trovano un lavoro coerente con il percorso di studi. È una costante in quasi tutti gli istituti dell’isola. Su tutti vince l’Alberghiero di Villamar, con il 90% degli occupati impegnati nel settore turistico-ricettivo tra hotel, ristoranti e promozione. Al secondo posto il Pischedda di Bosa con l’84% e al terzo il Lussu di Alghero con l’80%. Nell’altra classifica, quella degli occupati, vince invece il Meucci di Cagliari seguito dall’Alberghiero di Arzachena e dall’Ipsar di Sassari con rispettivamente il 40 e 32 per cento di diplomati sistemati e quasi sempre appagati. Tra gli istituti tecnici domina invece l’istituto di Tortolì, indirizzo tecnico-tecnologico: il 50% dei diplomati lavora entro due anni, percentuale altissima rispetto alla media regionale e in linea con i dati nazionali. Distanziati il Deffenu di Olbia e l’Europa di Sassari. Sempre nel Sassarese buona affermazione anche per il Paglietti di Porto Torres (professionale industria-artigianato) con il 40 per cento di occupati. Ma per quanto riguarda la coerenza c’è ancora tanto da fare, la percentuale si ferma infatti al 18%.

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