Iacono chiede scusa ai feriti Scena muta sulle armi

Resta in cella il 21enne algherese accusato di tentato omicidio plurimo

PISA. Ha chiesto scusa ai feriti, ha detto di essersi reso conto di avere avuto una reazione sproposita quando venerdì mattina ha sparato all’impazzata ai clienti della caffetteria Tirreno in via Michelangelo. “Colpevoli” soltanto di averlo rimproverato perché impennava e correva con la moto da cross. Patrizio Iacono, 21 anni, algherese residente nel quartiere Cep a Pisa, a pochi metri dal bar, ha risposto sparando. Prima con una scacciacani e subito dopo con una pistola vera: una calibro 22 con la quale ha ferito quattro persone, tre italiani e un tunisino.

Arresto convalidato. Patrizio iacono nell’interrogatorio di garanzia ha deciso di rendere dichiarazioni spontanee con le quali ha chiesto scusa ai feriti. Poi silenzio: assistito dagli avvocati Elias Vacca e Giuseppe Carvelli, quest’ultimo pisano e presente all’interrogatorio, si è avvalso della facoltà di non rispondere, neanche una parola sulla mattinata di follia. Il gip ha convalidato l’arresto, così come sollecitato dal sostituto procuratore Paola Rizzo, con l'accusa di tentato omicidio plurimo e disposto la custodia cautelare in carcere. Confermato dunque il capo d’accusa con il quale era stato sottoposto a fermo subito dopo la cattura sotto un camper.

Il mistero delle armi. Patrizio Iacono non ha rivelato nulla sulle armi: né dove si trovino quelle utilizzate durante la sparatoria né come si sia procurate quelle trovate dagli investigatori in un box a pochi metri dal suo appartamento: due fucili, un silenziatore e diversi proiettili. L’algherese ha mantenuto durante l’interrogatorio la stessa condotta non collaborativa. Da quando è stato rintracciato – dopo la fuga di 11 ore che ha tenuto in apprensione l’intera città – il 21enne non ha aperto bocca se non, come riferito dall’avvocato Carvelli, per chiedere scusa ai feriti.

La moto sparita. C’è anche un altro mistero da risolvere nella vicenda. La moto da cross bianca e celeste non si trova. Dopo avere sparato con la scacciacani, Patrizio Iacono si è allontanato dal bar a piedi ed è andato a recuperare la calibro 22, che probabilmente teneva a casa o nel box con gli altri fucili. A quel punto è ritornato al bar e ha esploso almeno sei colpi. Nel parapiglia generale, le versioni su come Iacono sia andato via sono contrastanti: secondo qualcuno a piedi, secondo altri in auto. A bordo della Mercedes Classe A in uso alla madre – anche se intestata a un’altra persona, estranea ai fatti – utilizzata per la fuga di 11 ore. In ogni caso la moto è rimasta al bar – come il casco abbandonato su una sedia – e a portarla via mentre già arrivavano a sirene spiegate ambulanze, polizia e carabinieri, è stato un amico di
Iacono. Forse lo stesso che l’ha aiutato nelle ore successive. Il 21enne però non parla. Una reazione prevista dal legale Elias Vacca, che lo assiste da anni. A contattarlo era stata la madre di Iacono, Giusy Nieddu, che il giorno della sparatoria si trovava in Sardegna. (si.sa.)

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