Rissa mortale, la Procura cerca il movente

Capoterra, in cella i due aggressori di Crisponi. Oggi l’autopsia, domani l’esame di garanzia

CAGLIARI. Non c’è ancora il movente, nessuno al di là dei due fermati conosce l’origine di quell’aggressione che nel pomeriggio di martedì scorso ha provocato la morte di Vincenzo Crisponi, pestato vicino al parco Liori a Capoterra e finito agonizzante sull’asfalto della strada. I carabinieri del Radiomobile di Cagliari non hanno potuto interrogare Ignazio Siddi e Franco Farigu perché nei loro confronti è scattato immediatamente il provvedimento di fermo. Ora i due - che hanno nominato i difensori, gli avvocato Marco Lisu e Marco Perra - sono rinchiusi nel carcere di Uta e potranno esporre le proprie ragioni soltanto all’esame di garanzia, davanti al gip e al pm Gaetano Porcu. Non prima di venerdì, comunque: prima di chiedere la convalida del provvedimento il magistrato inquirente intende conoscere gli esiti dell’autopsia, che verrà eseguita questa mattina dal medico legale Roberto Demontis nella sala mortuaria del cimitero di Capoterra. L’esame dovrebbe fornire alla Procura elementi certi sulla causa della morte, finora soltanto ipotizzabile. È certo che Crisponi è stato fermato quand’era in sella al suo piccolo scooter, subito dopo i due aggressori, davanti agli occhi di numerose persone, l’hanno colpito con pugni e schiaffi. Volevano probabilmente dargli una lezione, punirlo dopo la lite avvenuta in mattinata. Il caso ha voluto che il cinquantasettenne, non certo un atleta, sia caduto all’indietro nel tentativo di sottrarsi ai colpi. I testimoni hanno riferito ai carabinieri di averlo visto crollare a terra, senza più rialzarsi. Forse ha battuto la testa, sicuramente il medico legale non ha riscontrato ferite, lesioni visibili, qualcosa che possa indicare la ragione del decesso. Un forte trauma cranico resta l’ipotesi più attendibile, ma soltanto l’esame autoptico potrà confermarla. A quel punto il magistrato elaborerà il capo d’imputazione: al momento Siddi e Farigu sono indagati per concorso in omicidio volontario, una contestazione che potrebbe essere modificata in quella di omicidio preterintenzionale, di cui potrebbe rispondere anche solo uno dei due sospettati. Sarà infatti importantissimo stabilire, in base alle testimonianze e alle dichiarazioni difensive - se i due decideranno di rispondere alle domande dei magistrati - chi ha sferrato il colpo decisivo, se un colpo decisivo c’è stato. E se a provocare la lesione mortale a Crisponi sia stato un pugno oppure la caduta conseguente.
Aspetti fondamentali per qualificare l’accusa e per mettere sui binari giusti un procedimento penale che si annuncia complesso e combattuto. Finora nessuno si bilancia: l’indagine è chiusa ma potrebbe riprendere vigore se alla Procura serviranno ulteriori verifiche. (m.l)

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