Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui

Top 500 Sardegna, la classifica delle aziende: la crescita c'è ma ancora non basta

Top 500 Sardegna: le prime venti aziende in classifica

I dati dei bilanci 2016 delle più grandi imprese. L'isola in timida ripresa: ora serve un cambio di passo. L'analisi degli economisti dell'Università di Sassari

Che cosa ci dice sulle condizioni dell’economia sarda la classifica delle 500 maggiori aziende isolane? L’analisi dei dati 2016 nel suo complesso in parte rassicura sulla tenuta del tessuto economico regionale. È stato un anno relativamente positivo per l’economia dell’Italia. Per il terzo anno consecutivo cresce il prodotto interno lordo (da 1.652 miliardi di euro nel 2015 a 1.680 miliardi nel 2016), sebbene ancora sotto la soglia psicologica dell’1% in termini reali (il tasso di crescita 2015-2016 è pari a 1,72%; il medesimo dato in termini reali, e cioè tenendo in considerazione il potere di acquisto, è tuttavia pari a 0,9%).

A livello internazionale, invece, si è registrato un leggero rallentamento dei paesi avanzati e una riduzione degli scambi commerciali (ad esempio, la crescita del Pil reale nell’euro-area è sì pari a ben 2,3% nel 2015, ma decresce a 2% nel 2016). All’interno di questo quadro macro-economico a luci e ombre, l’analisi dei bilanci 2016 delle prime 500 imprese della Sardegna per fatturato lascia intravedere alcuni deboli segnali di una timida ripresa. In mediana, infatti, le Top 500 sarde sono riuscite a mantenere il loro livello di fatturato, a recuperare parzialmente l’erosione delle marginalità subita nel 2015 e negli anni precedenti, e, in moltissimi casi, ad aumentare la capacità di generare reddito e flussi di cassa. Ciononostante, a livello complessivo, non si osserva (ancora) l’ulteriore cambio di passo verso una decisa ripresa economica.

Gli indicatori comunemente utilizzati per misurare la dimensione aziendale (ricavi, totale attivo e patrimonio netto; valori mediani) segnano nel 2016 tutti variazioni positive anche se non significative. Al netto dell’effetto distorsivo generato dal significativo decremento dei ricavi 2016 di Saras e Sarlux, prima e seconda azienda sarda per fatturato, i ricavi aggregati 2016 delle Top 500 sarde crescono in termini reali rispetto all’esercizio precedente del 3,3% (senza considerare le aziende prive di dati 2015), raggiungendo il ragguardevole valore di 10,2 miliardi di euro (16,9 considerando Saras e Sarlux). Analogo è l’aumento dimensionale che si osserva con riferimento al totale attivo e al patrimonio netto aggregati, che crescono (sempre al netto di Saras e Sarlux) rispettivamente dello 0,8 e 14,0 percento.

Questi tassi di crescita confermano la presenza di una moderata espansione dimensionale ma tendenzialmente diffusa e, soprattutto, una importante tendenza delle Top 500 alla patrimonializzazione. Approfondendo l’analisi emerge come il contributo della crescita non sia omogeneamente distribuito, ma provenga in misura molto superiore dalle imprese di maggiori dimensioni, non solo in termini assoluti, ma anche in termini percentuali: ad esempio, il fatturato mediano delle prime 100 imprese cresce del 17%, mentre il fatturato delle ultime 100 imprese delle Top 500 mostra un tasso di crescita comunque positivo ma inferiore e pari a 10,7%. L’analisi della composizione del passivo (della struttura finanziaria) delle Top 500 sarde suggerisce un’ulteriore indicazione confortante. Ai valori in crescita degli indicatori dimensionali di cui sopra, sono associati valori costanti (se non tendenzialmente decrescenti) degli indicatori di indebitamento (rapporto di indebitamento) e di rischio finanziario (copertura oneri finanziari). Ad esempio, mentre il rapporto di indebitamento mediano delle Top 500 sarde è 0,75 sia nel 2015 che nel 2016, la copertura oneri finanziari decresce da 0,08 a 0,07.

Pertanto la crescita che si osserva, per quanto di impatto ancor non così importante, è però non finanziata da debiti, ovvero derivante da risorse interne; una ricetta che per quanto banale è spesso sinonimo di crescita sana e durevole. Riassumendo: il tessuto economico sardo, sebbene sia stato messo a dura prova dalle negative condizioni macro-economiche, ha saputo resistere, mantenendo quantomeno costante il livello dimensionale e cercando di recuperare redditività.

Tuttavia, la dimensione media delle nostre imprese e la distribuzione dei tassi di crescita sembrano suggerire la necessità di ulteriori riflessioni sulle strategie future, in particolare da parte delle aziende più piccole. Il mantenimento dell’efficienza e dell’efficacia produttiva, indispensabili per competere nel mercato globale, in molti settori appare necessariamente legato a importanti investimenti che ad oggi, purtroppo, non sembrano alla portata delle piccole-medie imprese.

La limitata crescita e i miglioramenti non economicamente significativi possono essere considerati positivamente solo in condizioni eccezionali, ovvero alla luce di un contesto estremamente negativo che ha caratterizzato il recente passato del Paese.

* L'analisi dei bilanci è stata curata da un gruppo di lavoro del Dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell'Università di Sassari - Dipartimento di Eccellenza 2018-2022