La Coldiretti all’assessore regionale all'Agricoltura: «Sblocchi i soldi del Psr»

Faccia a faccia di Cualbu e Saba con Caria alla Nuova Sardegna, in diretta su Facebook. Solo 7 dirigenti per gestire le pratiche 

SASSARI. Contabile, esperto di diritto comunitario, smanettone del web, commercialista. Oggi per fare il pastore servirebbero un paio di lauree. Almeno per riuscire a muoversi in modo agile all’interno del labirinto di leggi e normative del Piano di sviluppo rurale. Per avere le risorse indispensabili a far crescere la propria azienda si deve essere pronti a tutto. La levataccia per la mungitura è quasi una passeggiata davanti alla giornata passata davanti al pc per presentare le domande per i bandi a sportello della Regione. Vuoi i finanziamenti? Devi essere il più veloce degli agricoltori. Piazzarti davanti al computer e inviare tutta la documentazione prima che finiscano le risorse.


L’incontro. È solo uno dei tanti punti di confronto tra l’assessore all’Agricoltura Pierluigi Caria e il direttore di Coldiretti Luca Saba e il presidente Battista Cualbu. Nell’incontro avvenuto nella sede della Nuova Sardegna e trasmesso in diretta Facebook, per la prima volta si sono confrontati davanti a un pubblico, anche se virtuale, Regione e associazione. Un modo per mettere in evidenza priorità e punti critici.

Psr. Confronto acceso, ma positivo. I temi caldi sono stati messi sul tavolo. Il punto di maggiore scontro è sui pagamenti del Piano di sviluppo rurale. I numeri da soli basterebbero a spiegare perché i pastori riportano in Comune le schede elettorali come forma estrema di protesta. O perché più o meno a cadenza settimanale scendano in piazza per manifestare. Per il Psr sono disponibili 1,308 milioni di euro per l’isola, per il per il periodo che va dal 2014 al 2020. Fino a oggi ne sono stati erogati 237 milioni. Un altro dato può dare una dimensione della difficoltà di far muovere una macchina mastodontica. Delle 8512 domande presentate per il “benessere animale”, una delle tante voci presenti nel Psr, ne sono state liquidate al 100 per cento solo 27, e 1348 non hanno avuto neanche un euro.

Burocrazia. I motivi, almeno in parte, li spiega lo stesso assessore Caria. «Per prima cosa la Regione non è l’ente che paga – dice Caria –. I soldi arrivano dall’Agea, ma tutto il meccanismo di riconoscimento delle domande e pagamento delle richieste è infinitamente lungo. Faccio un esempio, in caso di errore chi ha fatto la domanda dovrà aspettare 18 mesi». E Caria rivela un altro aspetto. «Una parte delle domande presentate avevano errori che le rendevano inaccoglibili. Alcuni grossolani. In molti casi era sbagliato l’Iban per consentire l’accredito delle somme. Le domande con errori non sono poche, da un primo calcolo superano il 15 per cento».

Caria non si limita solo a mettere in evidenza gli errori, ma spiega anche che l’intera macchina della Psr per la sua complessità e per l’intreccio di enti e competenze è necessariamente lunghissima. La contromossa che prova a portare a casa la Regione per accelerare i tempi è diventare ente pagatore. Gestire la cassa dei fondi europei consentirebbe di saltare un paio di passaggi. «Ci lavoro – dice l’assessore –. Siamo molto avanti, ma anche in questo caso si devono rispettare i tempi tecnici. Una volta diventati ente pagatore tutta la procedura volerà».

Troppo pochi. Ma c’è anche un altro aspetto che viene rivelato questa volta da Battista Cualbu. «La macchina delle Regione è lenta non solo per i complessi meccanismi di pagamento, ma anche perché a gestire tutte le pratiche dell’assessorato sono solo sette dirigenti. Una cosa incredibile se si pensa alla mole di lavoro che c’è su questo assessorato e al peso sociale che hanno le campagne nell’economia dell’isola». E anche il direttore di Coldiretti, Luca Saba, dà una lettura attenta della situazione complessa di agricoltori e pastori. «Voglio fare un assist positivo nei confronti di Caria – spiega –. Si trova a guidare un assessorato in dissesto, con solo 7 dirigenti. Se esiste una direttiva di tipo politico deve andare in questa direzione. L’assessorato all’Agricoltura è stato mandato progressivamente in dissesto. Si devono avere dirigenti preparati per le emergenze in corso. Senza una reale riforma che riguardi anche le agenzie non si trova una soluzione. Questo deve fare la politica, avere il coraggio di cambiare. La gente che denuncia il disagio per le lentezze della burocrazia. Significa che il progetto di cambiamento della burocrazia fatto dalla Regione non è stato efficace». (l.roj)
 

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