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Top 500 Sardegna: «La Tirrenia di un tempo non esiste più e i sardi lo hanno capito»

Top 500 Sardegna: «La Tirrenia di un tempo non esiste più e i sardi lo hanno capito»

Il presidente Manunta: migliorati i traghetti, il personale e il servizio. La compagnia di navigazione seconda nell'isola tra le imprese di trasporti 

Un gigante dei trasporti che negli anni è diventato il ponte mobile che collega l’isola con il resto dell’Italia. Il gruppo Onorato armatori controlla Moby e Cin-Tirrenia, la Compagnia Italiana di Navigazione, con sede a Cagliari, che nel 2016 è stata la settima azienda sarda per fatturato. Complessivamente il gruppo ha 4750 dipendenti, 45 navi. Collega 34 porti con 41mila partenze all’anno. Un gruppo in forte ascesa nel mercato degli armatori, nato nel 2015, è presente in Italia, Francia e Malta. Onorato Armatori assicura collegamenti con Sicilia, Sardegna, Corsica, Isola d’Elba e arcipelago toscano e Tremiti.

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La Sardegna è il suo core business e ricopre un ruolo strategico nella filosofia aziendale. Nel 2018 sono previste 4mila partenze, fino a 24 al giorno. Attraverso Cin-Tirrenia e Moby collega per tutto l’anno la Sardegna con il resto della penisola. Un’attività che viene compensata grazie alla convenzione tra Stato e Tirrenia. Convenzione che scadrà nel 2020. E forse da quella data si potranno cambiare alcune regole che rendono ingessate le variabili del trasporto. Ma il gruppo Onorato guarda avanti.

«Puntiamo a migliorare, è nel nostro dna – spiega Pietro Manunta, presidente di Tirrenia –. Oltre allo sviluppo legato alla crescita del mercato, c’è una attenzione verso il miglioramento della flotta e il suo continuo rinnovamento. E non parlo solo della Sardegna. Anche se è chiaro che per noi la Sardegna è centrale. E proprio in questo periodo abbiamo aumentato la forza e la capacità di carico sulle navi merci. Nell’isola abbiamo una flotta importante con 22 navi passeggeri e merci». Il gruppo Onorato affronta anche la concorrenza delle altre compagnie che in particolare in estate si riaffacciano con vigore sui porti sardi. Le due compagnie di Vincenzo Onorato hanno superato il periodo nero dei trasporti, che di fatto è coinciso con la grande crisi economica che ha portato a un calo verticale dei turisti nell’isola. Il mercato si è ripreso e con lui anche le presenze sono cresciute.

«La nostra quota è sostanzialmente rimasta la stessa – continua Manunta –. Anche perché in questi anni si sono affacciate anche altre compagnie nell’isola. Ma restiamo ancora leader in Sardegna. Siamo stati tra i pochi rimasti nei periodi della grande crisi e di sicuro gli unici a non avere tagliato le corse. Abbiamo un forte radicamento in Sardegna». In questi anni il gruppo Onorato ha lavorato anche per ricostruire l’immagine di Tirrenia, che quando era compagnia di Stato mostrava più di una pecca. «Io sono sardo – dice Manunta –, secondo lei non ricordo cosa dicevamo della Tirrenia? Ora è tutto diverso. Ma sono convinto che la gente lo abbia colto. Abbiamo migliorato ogni aspetto. Le navi, il personale, il servizio, la qualità. Un percorso lungo, ma siamo ottimisti. Abbiamo introdotto sulle navi Tirrenia anche l’utilizzo dei prodotti locali».

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I vertici della Tirrenia si preparano anche alla ridiscussione della convenzione con lo Stato che garantisce alla compagnia oltre 70 milioni di euro per collegare la Sardegna con la penisola per tutto l’anno. «In realtà preparasi è difficile, non sappiamo cosa succederà – afferma Manunta –. Per prima cosa si deve capire come verrà rimpostata la Convenzione. Se l’attività verrà delegata alla Regione o se sarà il ministero a gestirla, come è stato fatto fino a oggi. Il rapporto tra Stato e compagnia di navigazione non è semplice. Ci sono tanti aspetti che devono essere regolati e che vanno al di là del semplice servizio per gli utenti».

C’è un altro aspetto complicato, che in molte occasioni ha creato frizioni tra i clienti e la compagnia, il costo dei trasporti. Ma l’idea di un abbassamento delle tariffe sembra complicata da portare avanti. «La continuità territoriale aerea – risponde Manunta – dimostra in modo semplice come lo spazio in cui ci si possa muovere all’interno di tratte convenzionate sia strettissimo. Il numero di tratte e i costi sono controllati in modo molto rigoroso. Il rischio che tutto possa essere considerato aiuto di Stato spinge i governi a essere molto prudenti. Per noi sono interessanti anche i collegamenti tra la Corsica e la Sardegna in cui la continuità è regolata per la prima volta dalle due Regioni».
 

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