La scomparsa di Irene Cristinzio, il Gip archivia il caso ma la famiglia non si rassegna

Stop al procedimento contro ignoti. Il dolore dei figli su Facebook: «Mamma, smettono di cercarti. Non è giusto»

OROSEI. «Il Gip del Tribunale di Nuoro archivia il procedimento contro ignoti sulla scomparsa di Irene Cristinzio. Non è in grado di avanzare alcuna seria e fondata ipotesi circa la sua scomparsa. Nonostante le innumerevoli richieste dei familiari e nonostante tutte le ipotesi percorribili, si è arrivati all'archiviazione». Poche parole nella pagina Facebook “Ritroviamo Irene”, attiva da cinque anni, cioè dal momento in cui la donna scomparve misteriosamente da Orosei.

Le hanno scritte i familiari dell’insegnante in pensione, originaria del Molise, dando la notizia dell’archiviazione e rammaricandosi per la scelta, probabilmente inevitabile del giudice: «Mamma, ti hanno archiviato. Vuol dire che smettono di cercarti. Eppure Tu, mamma, non ci sei. Come si può archiviare una persona... una vita. Perché tu mamma non sei un fascicolo, sei una persona, una donna. Sei una figlia, una sorella, una moglie, sei una mamma e una nonna. Sei stata una insegnante amata e stimata da tutti. E ora ti archiviano. Hanno archiviato una vita, la tua e anche la nostra».

Si chiude così almeno per quanto riguarda le indagini la scomparsa di Irene Cristinzio. In questi anni, come ultima chance, sono stati battuti palmo a palmo cave e pozzi della Baronia dopo che nel luglio 2016 i familiari della donna si erano opposti all’istanza di archiviazione del caso presentata dalla procura. Ma le ricerche, che erano proseguite anche l’anno successivo, accompagnate da numerosi appelli della famiglia, non hanno dato alcun frutto. Da qui la nuova richiesta di archiviazione e la decisione del giudice per le indagini preliminari. L’avvocato Nicodemo Gentile, legale della famiglia, non nasconde l’amarezza per una svolta che era nell’aria: «Per due volte ci siamo opposti all’archiviazione, l’ultima ad ottobre, e grazie anche alla sensibilità del giudice, Claudio Cozzella e all’attività fatta dalla famiglia per indagare su nuove situazioni, siamo riusciti a mantenere viva la speranza e ottenere supplementi di indagine. Purtroppo non è emerso nulla».

La mattina dell’11 luglio 2013, Irene Cristinzio era uscita di casa intorno alle 7.30 per la sua passeggiata mattutina. Aveva detto al marito che sarebbe rientrata dopo un'ora.«Così facciamo colazione insieme», aveva detto a Gabriele Nanni e al figlio maggiore, Salvatore, che all’epoca viveva a Milano e che in quei giorni era in vacanza. Ma Irene dall’allora non fece più ritorno. All'inizio i familiari pensarono a un malore e andarono a cercarla su quella strada di campagna che percorreva ogni mattina per tenersi in forma. Ma Irene sembrava svanita nel nulla. Non si trovano neanche i due telefonini che la donna aveva con sé. Cinque di attesa e di ricerche che non hanno portato ad alcun risultato. Numerose le piste seguite dagli inquirenti e anche le persone poste sotto sorveglianza, ma la scomparsa dell’insegnante è rimasta senza colpevoli.

Due anni e mezzo dopo la scomparsa, intanto, c’era una profonda diversità di vedute sulla strategia da adottare tra la famiglia d'origine della donna e quella che aveva costituito a Orosei, dove si era trasferita poco dopo la laurea per insegnare nelle scuole medie. A dividere era stata la ricompensa di centomila euro offerta dall'anziana madre di Irene Cristinzio a chi avesse fornito notizie sulle sorti della figlia. Una proposta che non vedeva d'accordo il marito e i figli della donna: si rischiano fenomeni di sciacallaggio, dicevano, avevamo a suo tempo valutato questa ipotesi ma d'intesa con la magistratura si era deciso di scartarla. Ieri il nuovo appello dei familiari, su Facebook: «Dobbiamo pregare che qualcuno ci faccia arrivare qualche notizia, qualche informazione, anche in forma anonima. Dobbiamo far riaprire le indagini e ci può essere utile ogni più piccolo elemento, anche quello che sembra insignificante. Aiutateci». (p.me.)
 

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