Stop alla vigilanza nelle guardie mediche È scontro politico

Maggioranza e opposizione contro Arru: critico anche il Pd La Cisl: atto irresponsabile. Ma l’assessorato smentisce i tagli

CAGLIARI. L’allarme sarebbe scattato dopo una riunione fra i vertici dell’assessorato alla sanità e alcuni sindacalisti in cui sarebbe stato detto: «L’anno prossimo sarà tagliato il servizio di vigilanza nelle guardie mediche». La notizia è trapelata subito dopo che oltre trecento vigilantes hanno intuito di essere a rischio fra qualche mese e quando un bel po’ di medici ha capito anche altro. Questo: da gennaio lavorare nelle guardie mediche, senza avere più un poliziotto privato che controlla l’ingresso, potrebbe trasformarsi in un pericoloso salto nel buio. Sta di fatto che l’indiscrezione – seppure smentita dall’assessorato ma solo con una dichiarazione ufficiosa – ha scatenato l’ennesimo putiferio politico intorno alla sanità. Dai banchi della maggioranza e da quelli dell’opposizione si è alzato un fuoco di fila contro il possibile taglio. Il centrosinistra è sceso in campo con Daniele Cocco di Mdp e Cesare Moriconi del Pd. Il centrodestra ha attaccato l’assessorato con Edoardo Tocco e Ugo Cappellacci di Forza Italia, Michele Cossa dei Riformatori e Gianluigi Rubiu, Udc.

Fuoco amico. Cocco ha presentato una mozione in cui chiede all’assessore Luigi Arru di fare «immediata chiarezza sul futuro del servizio di vigilanza nelle guardie mediche». Moriconi, con un’interrogazione, è andato oltre «se la notizia che circola fosse vera, sarebbe un fatto gravissimo, destinato non solo a spazzare via 300 posti di lavoro ma anche quel minimo di sicurezza necessaria in un servizio essenziale come quello delle guardie mediche». In più c’è stato anche un post su Facebook del consigliere regionale Giuseppe Meloni sempre del Pd: «È migliorata o peggiorata la sanità in questi quattro anni? Per chi come me vive fra la gente lo sa bene: è peggiorata. La colpa è di tutti noi che siamo in maggioranza e in particolare della guida dell’assessorato».

Fuoco nemico. Venti giorni fa ad alzare per primo il tono della polemica era stato Edoardo Tocco di Forza, che è ritornato subito alla carica: «L’annunciato taglio della vigilanza è la conseguenza dell’ennesima decisione provocata da una sconsiderata e ragionieristica gestione della sanità». Sempre per Fi è intervenuto Cappellacci: «È un’altra follia di una giunta che compie finiti risparmi e li fa pagare agli altri». Cossa dei Riformatori è entrato nel dettaglio: «Ci sarebbe un taglio intorno ai dieci milioni l’anno ed è una scelta scellerata tra l’altro presa in gran segreto dai vertici della sanità». Per Rubiu dell’Udc «ancora un volta l’attenzione del centrosinistra è tutta sui bilanci. Senza neanche poi riuscire a ridurre la spesa, non ha alcun riguardo verso cittadini e medici».

Cisl all’attacco. «Abbiamo a che fare con l’ennesimo atto di irreponsabilità da parte dell’assessorato e dell’Ats – scrive la segreteria regionale – ed è un altro pessimo segnale che arriva da chi continua a mettere
a rischio posti di lavoro e, in questo caso, anche l’incolumità dei medici». Per poi ricordare quanti sono stati dal 1984 al 2008 i più gravi episodi di violenza consumati negli ambulatori delle guardie mediche: sette, compreso l’omicidio. a Solarussa, di una dottoressa, nel 2003».

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