I dubbi di Tilocca (Ance): «No a un carrozzone-bis»

Il presidente dei costruttori edili: «Novità positiva solo se snellirà le pratiche» Preoccupano la burocrazia che rallenta i lavori e l’incapacità di spendere risorse 

SASSARI. Un settore come quello dell’edilizia sarda massacrato dalla crisi e dalla burocrazia non può che guardare con un mix di speranza e timore alla approvazione da parte del Consiglio regionale della nuova legge sugli appalti pubblici che introduce tra l’altro la cosiddetta Anas sarda, una centrale operativa per i contratti. Pierpaolo Tilocca, il presidente regionale dell’Ance, l’Associazione nazionale costruttori edili, parla di luci e ombre: «In un momento in cui le normative nazionali hanno fallito l’obiettivo di snellire, per le imprese sarde, specie le medio-piccole che costituiscono il tessuto economico, avere una società in house della Regione può essere un vantaggio: ci si lamenta infatti delle difficoltà a entrare nelle segrete stanze dell’Anas, a vantaggio di quei grandi gruppi non isolani che, entrati in crisi di liquidità, spesso hanno fatto carne da macello delle imprese sarde. È successo per la Sassari-Olbia, per la 195 e anche per la 125. Questo perché la norma nazionale non pone tutele particolari per i subappaltatori o fornitori come invece sembra che la norma sarda voglia fare». E allora?

Ci sono delle criticità: «Se la stazione appaltante paga direttamente il subappaltatore, o addirittura fornitore o subfornitore – rileva Tilocca –, viene meno il principio di responsabilità solidale che permea la normativa nazionale. Se l’Anas sarda servirà a snellire procedure e far sì che entità produttive dell’isola possano dialogare, ben venga. Noi diamo un’apertura di credito, nonostante Ance non veda di buon occhio in generale l’emanazione di norme locali che creano problemi a chi opera in più regioni». Ma il timore vero è un altro: «Che si possa creare un altro carrozzone». L’incapacità nello spendere il cospicuo monte di risorse del settennato europeo 2014-2020, ovvero 2,6 miliardi che arrivano in gran parte tramite finanziamenti europei non lascia infatti ottimisti: «Siamo entrati nel quinto anno – dice il presidente Ance – e meno del 40% delle somme sono state semplicemente impegnate (cioè si è indicato a cosa serviranno), poco più del 2% sono quelle spese, dato che non si discosta dalla tendenza nazionale. Insomma, diamo tanti soldi all’Europa e quelli che riceviamo non sappiamo spenderli, mentre altrove in Europa è pieno di cantieri».

Per Tilocca «il disastro è evidente in un settore che ha perso 30 mila posti in 8 anni ognuno dei quali porta in cantiere altri tre posti di indotto diretto. A suo tempo chiedemmo di attivare procedure derogatorie per l’approvazione delle autorizzazioni ante-gara, che bloccano 6-7 anni le opere. Nulla da fare. In passato c’è chi ha sbagliato e ora, per paura di apporre le firme, si tiene fermo un settore, le normative spingono a un eccesso di prudenza i funzionari».

Qualche passaggio potrebbe essere cassato in caso di impugnazione – rileva Tilocca – come la clausola sociale (l’obbligo di assumere personale di imprese in difficoltà da parte di subentrate), o l’albo dei volontari (imprese che avendo collaborato gratuitamente in situazioni di emergenza hanno il diritto al 20 per cento di posti tra gli invitati alle gare). «Non ci hanno consultato, avremmo fatto presente certe criticità
– dice il presidente Ance – ma ora la legge c’è e dato che è proprio la parte dell’Anas sarda quella che a mio parere sembra più solida, usiamola cum grano salis, facciamo in modo che crei dialogo tra le poche imprese virtuose e sane rimaste».

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